Simon Gautier: la morte di un escursionista archiviata troppo velocemente da una giustizia ingiusta ?

Aldo Bianchini

SALERNO – “Simon, caso archiviato: nessuna colpa” titola così Il Mattino, edizione del 30 gennaio 2021, per annunciare che il GIP/GUP del Tribunale penale di Vallo della Lucania (dr. Sergio Marotta) ha respinto l’opposizione dei familiari all’archiviazione del caso richiesta dal PM che portò avanti le indagini preliminari sulla morte di Simon Gautier, ventisettenne giovane escursionista francese, avvenuta mentre scalava uno degli angoli paradisiaci della Costa Cilentana.

 

  • Il caso: il giovane escursionista scomparve dai radar della civiltà nella giornata del 9 agosto 2019 mentre scalava una pendenza rocciosa nel Golfo di Policastro, uno strapiombo a picco sul mare di cobalto che rende quel paesaggio quasi paradisiaco. Dopo tante, ma vane, ricerche il corpo del giovane fu localizzato e recuperato nel pomeriggio del 18 agopsto, dieci giorni dopo la sua scomparsa, nella zona del Belvedere di Ciolandrea in agro di San Giovanni a Piro. A dare l’allarme era stato proprio l’escursionista francese con una telefonata al 118, il 9 agosto. Simon aveva chiesto aiuto dicendo di essersi rotto le gambe per essere caduto in un dirupo. Ma sui soccorsi, sotto accusa per i presunti ritardi, fu subito polemica: “Si poteva e si doveva fare di più ?”, affermarono gli amici di Simon. Ed è questa la domanda alla quale ha risposto NO il GIP/GUP di Vallo della Lucania che ha respinto l’estremo tentativo dei familiari di far riaprire il caso, almeno sulle responsabilità degli addetti al sistema di soccorso che secondo alcuni erano e sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Il presidente nazionale della Società italiana sistema 118 Mario Balzanelli denunciò subito una carenza gravissima: “Se l’Italia avesse applicato la direttiva Ue recepita nel 2009, Simon Gautier sarebbe stato immediatamente geolocalizzato, soccorso in tempi rapidissimi, e forse con esiti ben diversi“.  Forse è stata proprio questa denuncia l’ancora di salvezza che ha indotto il GIP/GUP a respingere la richiesta di nuove indagini.

 

In questo anno e mezzo si è scritto molto e si è dibattuto parecchio sulla qualità del sistema operativo di soccorso attivato senza aver seguito le direttive dell’Unione Europea; ma da parte della giustizia c’è stata una chiusura totale che non ha consentito ai genitori di Simon di esplorare tutte le strade non percorse e che, in effetti, determinarono la morte del povero giovane che aveva avuto anche il tempo di contattare i soccorsi e di riferire di essersi rotto le gambe, cosa che gli impediva di muoversi.

C’è, però, anche da tener conto che il giovane nonostante la sua esperienza non era stato in grado di riferire almeno approssimativamente la sua posizione topografica nel territorio impervio e frastagliato della costa cilentana; cioè Simon non fu in grado di offrire ai soccorritori la benché minima indicazione di dove si trovasse in quel momento. Ma tutti i soccorritori, in verità, sapevano dove e come Simon si era diretto per la sua esplorazione.

 

Ma tutto questo è sufficiente a determinare la chiusura definitiva delle indagini atte ad individuare eventuali responsabilità e/o carenze nei soccorsi ?

Io sinceramente penso di no, così come credo fermamente che diverse colpe, anche se solo organizzative, potevano e dovevano essere individuate e denunciate come una falla nel sistema dei soccorsi sia del 118 che delle altre piattaforme. E non dovevano essere ritenute sufficienti le conclusioni dell’autopsia che aveva individuato in uno “imponente shock meta-emorragico irreversibile,  sfociante nel giro di pochi minuti in uno stato di franco e ingravescente shock meta-emorragico causa della morte”. Tradotto, la morte secondo gli inquirenti sarebbe intervenuta così velocemente da non consentire alcun soccorso salva vita.

La difesa del giovane, guidata dal noto avvocato penalista Maurizio Sica, sostiene una tesi diversa e sicuramente più credibile di quella degli inquirenti; il penalista sostiene che una semplice eli-ambulanza avrebbe non sono agevolato la localizzazione del giovane ma avrebbe addirittura potuto trasportarlo in ospedale e salvargli la vita; e l’elicottero non fu impiegato.

Massima delusione, quindi, per i genitori di Simon abituati forse alla giustizia francese che funziona come giustizia sebbene amministrata dagli uomini.

Nessuno ha spiegato ai genitori dell’escursionista che qui da noi, in Italia, una cosa è la giustizia e altra cosa è la magistratura che spesso filosofeggia nell’invenzione di percorsi interpretativi delle leggi che, ad onor del vero, sono moltissime e tutte inestricabilmente incomprensibili. E tutto questo avvantaggia l’incursione della filosofia investigativa anche in una semplice continuazione di “misere indagini” per acclarare un brandello di verità.

Probabilmente questo lo ha capito anche Simon Gautier prima di esalare l’ultimo respiro davanti all’incantevole scenario del mare di cobalto della costa cilentana.

One thought on “Simon Gautier: la morte di un escursionista archiviata troppo velocemente da una giustizia ingiusta ?

  1. VERGOGNA,pare che in Italia sia troppo semplice svolgere il ruolo di responsabile del responsabile delle chiamate al numero di soccorso….

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