SCARANO, per lui ci metto la faccia

Salvatore Memoli

(avvocato, giornalista, manager)

 

SALERNO – Nella vicenda giudiziaria di Mons. Nunzio Scarano ci ho messo la faccia fin dal primo momento e continuo a metterla con responsabilità di professionista e di Cristiano. Non giudico le imputazioni perché questo ruolo compete solo ai Giudici che ne hanno competenza e diritto, anche perché lo stanno facendo con grande rigore, esaminando tutto, come deve essere fatto, come richiede l’esame dei testi e di una documentazione complessa e controversa. Ci metto la faccia dopo aver ascoltato, ricostruito minuziosamente gli atti, seguito avvocati e consulenti, che mi hanno reso partecipe di tutta la documentazione. Ci metto la faccia ricordando l’antica amicizia dell’uomo e del sacerdote e dopo averne ascoltato e condiviso gli stati d’animo, le amarezze, le pene inflittegli, la morte e le resurrezioni, subite da chi interessato al suo caso, il più delle volte con interpretazioni e posizioni faziose, lacunose, suggestive e vendicative. L’uomo e il prelato sono comparsi il più delle volte con ruoli e prospettive molto diverse dalla sua più verace dimensione spirituale che é parte rilevante e preponderante della sua esistenza. Si parla di Scarano solo per cose delittuose, per errori umani e scelte sbagliate, non condivise, per immagini suggestive, create da certa informazione da scoop, da letture forzate dri fatti,  così lontane dalla realtà molto più semplice, buona, meno ingannevole e censurabile. Di Scarano conosco ed ho condiviso il buio di certi giorni, il dolore ingiusto, le ansie di un’esistenza sprecata a ricostruire le ragioni della sua vita vita religiosa, sommersa da una valanga di fango mediatico che aveva bisogno di creare il mostro. Non tutti,anche nei nostri ambienti ecclesiali, hanno mostrato di aver capito che dietro la condanna di quest’uomo, l’indice é puntato contro la chiesa, contro chi vuole trascinarla in una dimensione perversa, di maldicenza, di corruzione, di falsità che mette in luce la sua incoerenza, la sua responsabilità nella storia degli uomini, la sua posizione incomprensibile delle sue dimensioni orizzontali e verticali che fanno impazzire certi “laicisti” di turno che amerebbero combatterla senza senza prova a discarico. Una realtà che  assolverebbe le loro mediocrità fi accusatori!

La solitudine di Scarano mi é parsa diventare insopportabile più per l’abbandono e il voltafaccia di alcuni confratelli più o meno importanti che per le accuse che lo hanno portato nei tribunali. É venuta meno quella solidarietà che non andrebbe negata a nessuno ed in particolare ad un consacrato. La mia idea invece é che sia venuta meno la vicinanza, indispensabile non per coprire, non per evitare un giudizio, bensì per sostenere spiritualmente chi deve provare la sua innocenza. Per Scarano provare la propria innocenza equivale ad allontanare ombre da se stesso e dalla Chiesa, per quello che egli ha rappresentato per molto tempo. Questo é il motivo per il quale ho voluto capire e sostengo la sua innocenza. Non penso di condizionare nessuno ma reputo giusto essere coerente nel sostenere le mie convinzioni. Certo lo faccio con l’affetto dovuto ad un amico ma lo faccio per la Chiesa, la stessa che smarrisce la sua dimensione, la sua missione di madre e maestra, madre di perdono. Ci sono cose di cui parlerò quando sarà il momento,  non fosse altro che per onestà. Il mio impegno resta legato al mio amico ed al prelato che ha trovato più attenzione dalla Giustizia che lo esamina che dai suoi stessi ambienti ecclesiali. Per questo confido nella Giustizia degli uomini che possa dare una risposta alla stessa Chiesa  che spesso smarrisce la sua missione.

 

 

 

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