VALLO di DIANO: è ancora un’isola felice ?

 

Aldo Bianchini

Il Vallo di Diano visto dall'alto

VALLO di DIANO – La risposta alla domanda inserita nel titolo di questo articolo è, purtroppo, abbastanza facile: “Ammesso che lo sia mai stato, oggi sicuramente non lo è più, e da tanti anni”.

E non ci volevano le considerazioni del gup di Lagonegro, Mariano Sorrentino (espresse nl contesto della sua sentenza di condanna a 18 anni di carcere per Karol Lapenta per il quale la Procura aveva chiesto l’ergastolo per l’omicidio efferato di Alexander Pascuzzo), per capire tutto ciò che era già sotto gli occhi di tutti almeno dagli anni ’80.

Il gup Mariano Sorrentino per poter ridurre la pena in danno di Lapenta ha fatto, in circa 70 pagine, anche un excursus nella realtà socio-economico-imprenditoriale e politica del Vallo di Diano (per politica intendo tutte le istituzioni deputate all’assistenza, alla crescita e non solo al controllo del territorio) in una sorta di incursione nella giustizia distributiva (da qualche tempo tanto cara ai magistrati) tracimando da quella commutativa più propria e consona al mestiere di magistrato; una ricostruzione dei fatti di Buonabitacolo da utilizzare come attenuanti generiche, E bene ha fatto Sorrentino ad evidenziare per iscritto ed a sentenza tutte le carenze di una società che fino agli anni ’80 viveva per davvero in una specie di “isola felice”: degrado ambientale, uso di droghe – alcool – gioco d’azzardo – usura, mancanza di spazi sani e vivibili, bullismo – cyberbullismo, sano divertimento, eccetera eccetera, senza che nessuna istituzione faccia praticamente nulla al di là delle chiacchiere.

Una sentenza che i politici, gli amministratori, le associazioni maschili e femminili, le forze dell’ordine e la Chiesa farebbero bene a leggere ed a studiare attentamente.

Quella del giudice Sorrentino è un’analisi della situazione socio-ambientale che arriva molto tardi rispetto alla realtà dei luoghi; lui, il giudice, è partito dal fatto di cronaca nera nella sua titolarità di indagine per tracciare un profilo molto attendibile della difficile materia, dopo l’omicidio di Pascuzzo ad opera di Lapenta in una località di Buonabitacolo; un’analisi che condivido parola per parola anche perché, e non solo, io stesso fin  dagli anni ’80 ho spesso scritto di questo bubbone paragonando, addirittura, il territorio del Vallo di Diano ad una cerniera tra il territorio ‘ndranghetista della Calabria e quello camorrista della Campania         .

Dr. Pasquale Sorrentino, giornalista, coautore insieme a Sara Valisena della ricostruzione storica delle inchieste giudiziarie inerenti il territorio del Vallo di Diano

Paragone descrittivo del zona valdianese che soltanto da pochissimi anni a questa parte è entrato nel lessico istituzionale-giudiziario e che i valenti giornalisti, Pasquale Sorrentino e Sara Manisera, hanno professionalmente inserito in una loro ricostruzione investigativo-storico-giudiziaria pubblicata il 7 luglio 2021 su “Irpimedia.irpi.eu” (una testata giornalistica indipendente di giornalismo investigativo) a dimostrazione plastica che quando vuole il giornalismo sa e può essere anche libero a supporto della storia e delle varie azioni giudiziarie. La ricostruzione, pubblicata sotto il nome di “Vallo di Diano, cerniera tra ndrangheta e camorra” ripercorre con grande fedeltà storica tutti i principali passaggi delle grandi inchieste giudiziarie che hanno interessato il territorio valdianese in materia di criminalità organizzata. Un documento valido anche per tutti gli altri giornalisti locali e non solo.

A tutti ricordo che quando negli anni ’80 cominciai a parlare e scrivere di territorio ad alto rischio lo feci in seguito ad un preciso fatto di cronaca giornalistica; un autista dipendente di Luigi Cardiello di San Pietro al Tanagro (oggi noto come il Re Mida della spazzatura) partecipò al Maurizio Costanzo Show per denunciare di aver contratto una malattia professionale che lo stava portando alla cecità a causa dei trasporti pericolosi che effettuava per la ditta Cardiello dal nord Italia nel Vallo di Diano dove le sostanze tossiche venivano interrate illegalmente. Purtroppo sia quel notissimo talk-show televisivo nazionale che le mie trasmissioni televisive locali e i miei scritti furono sempre guardati con sospetto e, quindi, ignorati non solo dagli organi inquirenti ma anche dalla stessa stampa locale.

L’entrata in scena di due giovani giornalisti, Sorrentino e Manisera, arriva come una ventata di giornalismo puro e libero da condizionamenti; un esempio sicuramente da seguire.

 

 

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