Eboli: il caso Cariello e … la filosofia del marchese del Grillo tra sciocca strafottenza e forzata intransigenza

 

Aldo Bianchini

Dr. Massimo Cariello, già sindaco di Eboli

SALERNO – Quando un caso giudiziario investe la politica è inevitabile che vengano allo scoperto anche atteggiamenti personali e inquietanti particolari che, pur non essendo decisivi per l’esito processuale, incidono profondamente sull’immaginario collettivo della gente comune soprattutto per quella filosofica strafottenza molto amata dai politici e dai personaggi istituzionali e per quella forzata intransigenza molto amata da investigatori e pubblici ministeri.

Insomma siamo al famoso detto “… mi dispiace, ma io so’ io … e voi non siete un c …”, ben riportato sullo schermo da Alberto Sordi in quella storica parodia del Marchese del Grillo.

Una pratica sicuramente ampiamente diffusa tra i personaggi di oggi che detengono le briglie del potere, siano essi politici – imprenditori – amministratori – funzionari pubblici e, perché no, anche investigatori e pubblici ministeri (per rimanere nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria che ha travolto Massimo Cariello, già sindaco di Eboli); alla gente comune dà molto fastidio e per questo lo squarcio tra istituzioni e mondo reale diventa sempre più profondo e largo.

Ma ritorniamo al caso che intendo continuare ad analizzare, ovvero il cosiddetto “caso Cariello” le cui numerose diramazioni (tra Comuni, Concessioni comunali, Consorzi, Cooperative, Nomine specifiche, Incarichi professionali, Ripartizione territoriale e capillare del potere, concorsi guidati e varie forme di subdole raccomandazioni) tutte dirette all’asservimento totale della controparte (gente comune !!) che pur detestando il sistema è costretta a soggiacere per il raggiungimento di interessi privati che spesso attengono la sorte dei figli, dei parenti e degli amici all’ombra di quell’antico detto “cosa non si fa per i figli” ma anche per nipoti, mogli, amanti e parenti. Se a questo aggiungiamo, poi, la tracotanza di investigatori e PM che vanno soltanto alla ricerca della colpa, a strascico e senza pietà alcuna, il quadro è completo e la frittata di una giustizia ingiusta e poco credibile è fatta.

Rispetto al filone principale del “caso Cariello” che attiene l’accusa diretta, seppur ancora non pienamente provata, di corruzione e di abuso d’ufficio, esiste una specie di zona d’ombra in cui gravitano vari satelliti.

Uno dei satelliti più grossi è quello del CFI (Consorzio Farmaceutico Intercomunale) che è stato governato, malissimo, dai Comuni di Agropoli – Angri – Ascea – Baronissi – Capaccio – Cava de’ Tirreni – Eboli – Lioni – Sant’Egidio del M.A. – Salerno e Scafati (uscito da poco); in questo satellite, molto ambito sul piano politico perché in grado di distribuire posti di lavoro e buone prebende, è accaduto di tutto e di più sull’onda di spietate guerre politiche interne per l’attribuzione di incarichi e significativi ruoli di potere. E nel clima incerto delle guerre  il potere esecutivo ha surrogato quello politico costringendo in qualche caso la politica a soccombere; però comunque in entrambe le situazioni il CFI non è stato gestito bene, anzi a conti fatti è stato gestito in maniera assurda con la conseguente attivazione da parte dei dipendenti di circa 100 cause che pendono davanti al giudice del lavoro. Si può dire di tutto, come è stato detto, sui dipendenti e sui sindacati, ma quando ci si ritrova con un centinaio di vertenze di lavoro bisogna cominciare a ragionare diversamente ed a valutare i modelli di lavoro che in questi anni sono stati utilizzati dagli amministratori e dai dirigenti.

In tal senso, ma in negativo, è illuminante l’ultima ordinanza in ordine di tempo (n. 370721 del 23 agosto 2021), che respinge con motivazioni a dir poco da “santa inquisizione” l’istanza prodotta da Cariello per ottenere la sostituzione della misura di arresti domiciliari con quella dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; una ordinanza che ci riporta dritti dritti alle affermazioni di apertura e ad una giustizia che presenta il conto alla stregua della “colpevolezza a prescindere” che nel caso dell’ex sindaco sta trovando una sedimentazione strana e pericolosa per la politica in senso lato, e non solo per l’ex sindaco, che dovrebbe allertare i paletti di difesa in maniera veloce e concreta.

A ben leggere l’ordinanza si ha la sensazione di una giustizia punitiva soltanto perché l’indagato non ha confessato (ma se si protesta innocente come fa a confessare !!) e di avere ancora la capacità di influenzare gli imprenditori perché avendo fatto il sindaco e/o la politica per molto tempo ha avuto la possibilità di costruire intorno a se una rete di amicizie e di connivenze utili a gestire “certi rapporti” anche a distanza di tempo dalle sue dimissioni. Addirittura nell’ordinanza collegiale (presidente Dolores Zarone, giudice Raffaele Caccavale e giudice relatore Giuseppe Ferruccio) la colpa del Cariello viene aggravata, secondo i giudici, anche dal fatto che la difesa nell’istanza di commutazione della pena non ha attaccato i provvedimenti precedenti ma li ha soltanto addolciti, è questo ha inciso negativamente nel giudizio finale. Insomma non solo Cariello è stato rispettoso dei collegi precedenti, ma viene punito proprio per questo suo atteggiamento studiato, forse, ad arte per conquistare una libertà che non merita, tanto è ancora intatta la sua capacità di relazione con il mondo che lo circonda. Non so se questa è giustizia.

In effetti tutta l’ordinanza è incentrata sullo scontro tremendo che c’è stato tra l’ex sindaco Cariello e il dirigente Sorrentino contro l’ex presidente Salvatore Memoli in un balletto di stravaganti richieste e di incredibili concessioni. Dunque, se da colpire è la coppia Cariello-Sorrentino, anche in riferimento a quel centinaio di cause di lavoro prodotte dall’amministrazione del CFI (le cui prime udienze si terranno ad ottobre) come si fa ad insistere pervicacemente solo contro Cariello, mentre a Sorrentino viene concessa la revoca anche “della più blanda misura dell’interdizione” dai pubblici uffici che stride palesemente con l’inasprimento delle decisioni contro Cariello. Non è una domanda retorica la mia, è solo una richiesta di chiarezza.

Ma così ragionando rischiamo di bussare alle porte del sacrario della giustizia infarcito da ordinanze ai limiti del comprensibile (soprattutto quando riguardano la politica !!) e da lancinanti capogiri per chiunque tenti di leggerle, capirle ed interpretarle. E pensare che la giustizia dovrebbe essere amministrata in nome del popolo, e verso quel popolo gli operatori della giustizia dovrebbero essere sempre chiari e comprensibili.

 

 

 

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