Il sistema Salerno delle cooperative: tra il dire e il fare

 

di Salvatore Memoli

Avv. Salvatore Memoli

Seguo anche da lontano i fatti della cronaca della città di Salerno, gli stessi assumono dimensioni, a volte non reali, a volte sfacciatamente insopportabili. Di essi ne percepisco tutti i risvolti drammatici. Non nascondo che del processo delle Cooperative sociali, quelle del sistema Salerno, sono rimasto turbato soprattutto dall’ultima udienza. In effetti si è trattata di un’udienza inquietante che era mirata a dimostrare una particolare condotta penale di responsabilità per i vertici delle Cooperative per destituire di legalità il loro operato. Sembra che la Pubblica Accusa sia preoccupata della carenza dei requisiti delle  Cooperative sociali, dimostrando che le stesse non abbiano rispettato il possesso di requisiti per rimanere nel tipo B, per mancanza di personale, richiesto dalla legge.Da qui argomentare che gli appalti affidati non erano legali. Che non si potevano gestire i servizi del Comune di Salerno, che il Sistema era corrotto e corrompeva, che gli arresti dei rappresentanti sociali delle stesse risultava fondato e necessario, che il mondo di queste aggregazioni sia gravato di un fine delinquenziale, che attorno alla macchina comunale, con il consenso politico, gravitava un insieme di delinquenti e di malfattori. Lo dicono le letture di atti giudiziari, di ricostruzioni politiche e giornalistiche. Peccato che nella rete ci sia capitato anche un politico che non ha mai avuto niente in comune con  le cooperative ed in particolare con il loro rappresentante Vittorio Zoccola. Anzi i due non avevano alcun rapporto di amicizia da alcuni lustri. I Consulenti pare abbiano argomentato il contrario, per dimostrare la corruzione e pare che siano convinti che non sussistano i requisiti di Cooperativa di tipo B. Ma i requisiti non li attesta il consulente della pubblica accusa. I requisiti li verifica  il MISE avvalendosi dei suoi revisori, sotto la cui vigilanza ed ispezioni si riconduce la vita di una cooperativa. Almeno finché le leggi del nostro Paese si rispettano, avvalorate da richiami della Carta Costituzionale! Nel caso delle Cooperative del sistema Salerno, tra cui Terza dimensione, le stesse sono aderenti ad un’Associazione di rappresentanza legalmente riconosciuta e sono sottoposte a revisione ordinarie ed a corsi di diversa durata predisposti dalla Centrale di adesione. Inoltre le stesse sono state sottoposte, in un recente passato, ad un controllo importante da parte della stessa Procura di Salerno, proprio per accertarne il rispetto dei requisiti di appartenenza.   Attività non considerate e non ritenute preminenti oppure non valutate dal Consulente dell’accusa.Le cooperative di tipo B hanno come requisito la presenza di personale svantaggiato (invalidi, degenti in ospedali psichiatrici, alcolisti, condannati , detenuti etc).La presenza di queste persone facilita i rapporti tra la Pubblica Amministrazione e le Coop ( anche se tale privilegio può non piacere a molti cittadini!)
In effetti la presenza di queste percentuali di lavoratori é rapportata agli appalti aggiudicati ed al volume di incidenza degli stessi. Ovviamente una Cooperativa non ha un solo appalto da gestire. Quando, come nel caso di specie, gestisce più affidamenti il numero di personale varia in percentuale.. Questo fa oscillare i numeri e induce a pensare, in alcune circostanze,al venir meno della sussistenza dei requisiti. Francamente tutto questo é una questione che ha i suoi risvolti d’ingenuità investigativa o di malafede. In entrambi i casi questa costola investigativa dell’accusa la dice lunga ed aspetta di essere valutata dal Collegio. In tutta la vicenda ci sono imputati ancora agli arresti domiciliari,  dopo diversi mesi. Perché? La logica del mantenimento del provvedimento di restrittività appare a molti ingiustificato. Possono fuggire o possono inquinare le prove? Possono danneggiare l’accusa?In che modo chi si é dimesso dalla Cooperativa e non ha nessun rapporto con l’Amministrazione dell stessa può ancora delinquere? Fuggire, dove e perché, quando sembra che gli imputati non abbiano nessun altro desiderio di essere sentiti nel dibattimento, di parlare, di chiarire, di capire e farsi capire?! La verità é che un’indagine, per quanto meritevole di rispetto e di sostegno, non può non avere presente la conseguenza della sua azione giudiziaria, sui tempi, sulle dinamiche societarie, sulla dannosità di quello che determina nella vita sociale ed economica: caduta della credibilità, revoca delle linee di credito, sfiducia dei fornitori.
Siamo contenti quando una società, anche cooperativa, viene così distrutta? E non si dica che una sentenza di assoluzione restituisce tutti i diritti sospesi. La faccia e la tasca non saranno mai le stesse!

 

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