Aldo Bianchini
SALERNO – Se il detto “un fiore non fa primavera” è vero, è altrettanto vero che sicuramente più fiori non solo fanno la primavera ma avviano verso la serenità un rapporto tormentato (più per colpa dei media alla ricerca di scoop che dello stato dell’arte che racconta cose diverse) tra la sanità pubblica e l’enorme platea dell’utenza, cioè dei pazienti.
Il caso di queste ore inerente il piccolo Domenico di Nola, al quale è stato trapiantato un cuore bruciato presso il centro trapianti del Monaldi ritenuto un’eccellenza nazionale, conferma in pieno l’antico problema del rapporto umano tra medici/infermieri e pazienti/parenti che ancora esiste e persiste, in buona parte per colpa dei primi rispetto ai secondi.
Presso L’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno l’annoso problema sembra essere stato avviato serenamente almeno nella U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia diretta dal dr. Giuseppe Laurelli; nella divisione esiste una scaletta lavorativa voluta dal primario ed accettata da tutti gli operatori; tanto è vero che negli ultimi tempi sono molti i riconoscimenti prvenienti dall’esterno e, soprattutto, da pazienti trattati con professionalità e dignità.
Prof. Laurelli qual è la sua linea organizzativa ?
Innanzitutto la capacità di gestire con successo le emergenze ostetriche sulla scorta individuale degli operatori di: competenza e organizzazione segnano il nuovo corso della Ginecologia del Ruggi. Solo per la cronaca va ricordato a tutti che due emergenze ostetriche di eccezionale gravità, affrontate e risolte con successo nella stessa giornata, confermano il ruolo centrale della Ginecologia e Ostetricia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona nel panorama sanitario regionale. Nel giro di poche ore, l’équipe ha gestito una gravissima sindrome HELLP alla 29ª settimana di gestazione e un distacco intempestivo di placenta con emorragia profusa alla 35ª settimana, entrambi giunti in condizioni critiche rispettivamente dalla Costiera e dalla provincia.
Cos’è la sindrome HELLP ?
La sindrome HELLP è una grave complicanza della gravidanza, spesso correlata alla preeclampsia, caratterizzata da emolisi (distruzione dei globuli rossi), aumento degli enzimi epatici e riduzione delle piastrine. Si tratta di una condizione potenzialmente fatale per madre e feto che richiede diagnosi tempestiva e intervento immediato.
Mi spieghi meglio ?
La paziente, giunta in condizioni molto serie alla 29ª settimana, è stata prontamente diagnosticata dalla dr.ssa Stefania Rispoli, che ha immediatamente informato il Direttore dell’UOC e coordinato la complessa fase preparatoria all’intervento. Fondamentale è stata la collaborazione multidisciplinare con ematologi, Centro Trasfusionale, anestesisti e Terapia Intensiva Neonatale. Il taglio cesareo è stato eseguito dal dr. Maurizio Rinaldi e dalla stessa dr.ssa Rispoli. L’intervento ha consentito di portare alla luce una bimba del peso di 1.100 grammi, immediatamente affidata alle cure specialistiche neonatali.
Quali altre strutture occorrono ?
Per il caso in questione, distacco di placenta, doppia sala operatoria attiva. Difatti poche ore dopo, un secondo caso gravissimo: un distacco di placenta alla 35ª settimana, accompagnato da emorragia massiva. Anche in questa circostanza, la risposta è stata immediata. L’intervento è stato eseguito dalle dr.sse Salzano e Rispoli. In contemporanea, un’altra équipe chirurgica era impegnata in un ulteriore taglio cesareo per gravidanza podalica, conclusosi con la nascita di un bambino di 2.600 grammi. Un’organizzazione capace di gestire più emergenze simultaneamente, con prontezza ed efficienza, dimostra la solidità del modello organizzativo oggi operativo al Ruggi.
Qual è il nuovo corso della Ginecologia e Ostetricia ?
Competenza, organizzazione e umanità rappresentano la cifra del nuovo corso della Ginecologia e Ostetricia del Ruggi, avviato nel dicembre 2023 con il mio arrivo e con la disponibilità assoluta da parte di tutti gli operatori nel recepire, e rilanciare il nuovo modello organizzativo. All’epoca del mio arrivo, la struttura presentava criticità significative: elevata conflittualità interna, performance assistenziali ridotte, un tasso di tagli cesarei pari al 44% e l’assenza di una oncologia ginecologica strutturata di livello, elementi più volte evidenziati nei report annuali dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS). Oggi il quadro è profondamente mutato. Grazie alla determinazione di tutti (me compreso) e a un’importante riorganizzazione interna, il tasso dei tagli cesarei è sceso al 30%, in linea con gli standard nazionali, e il Ruggi è diventato un centro di riferimento per la ginecologia oncologica. Un cambiamento radicale che rappresenta il risultato di un investimento deciso in personale medico e innovazione tecnologica, sostenuto dall’amministrazione aziendale, avviato sotto la direzione del DG D’Amato e proseguito con determinazione dal DG Verdoliva e dall’attuale Direttore Generale dr. Sergio Russo, coadiuvato dal Direttore Sanitario Marco Papa.
Dunque ?
Cosa dire, non sono mancati i risultati concreti, misurabili, costruiti attraverso lavoro di squadra e responsabilità professionale. Forse poco pubblicizzati, ma di grande valore per il territorio. Come ricordava Aldo Moro, “il bene non fa notizia”.
Ma a Lei stanno giungendo numerosi attestati di fiducia e ringraziamento ?
Sicuramente, e di questo ringrazio tutti i pazienti che hanno ritenuto di fare un gesto simile. E, quindi, è giustissimo ricordare, a disdoro della cronaca, che al Ruggi, però, il bene si traduce ogni giorno in vite salvate e in una sanità che torna ad essere motivo di fiducia e orgoglio per l’intera comunità.
Pachito questo articolo è bellissimo complimenti