Aldo Bianchini
SALERNO – Ormai non ci sono più limiti, non ci sono più regole deontologiche (anche quelle non scritte), non ‘è più rispetto tra le parti, non c’è più posto per consulenze giudiziarie affidabili, non c’è più un mondo scientifico che sappia misurarsi con la dura realtà; ma c’è la corsa dissennata a chi spara la notizia (anche se fasulla !!) più in alto possibile anche a costo di vendere l’animo al diavolo.
E tutto questo casino di sovrapposizioni contraddittorie in un’orgia mediatica senza precedenti non fa altro che inquinare sempre di più il già debole e poco credibile mondo dell’informazione (soprattutto quella televisiva) che si impantana sempre e comunque in una “lotta fra bande” a discapito dei singoli giornalisti e di intere redazioni.
Con l’esposto depositato presso la Procura Generale di Milano dalla dott.ssa Chiara Ingrosso (ex giornalista del programma “Far West” di Rai/3, condotto da Salvo Sottile, e protagonista di una butta figuraccia nei confronti di tutti) sono state violate tutte le regole del gioco, anche quelle che conferivano alle redazioni giornalistiche una indiscussa e intoccabile sacralità e che da oltre cento anni si muovevano sulla lama sottile della segretezza e dell’ assoluto riserbo sulle fonti.
Rarissimamente in passato avevamo assistito all’opera di giornalisti che dopo aver registrato, senza dichiararlo, i colloqui con le fonti e/o le discussioni di redazione; oggi, oltretutto, quanto raccontato in un noto articolo dalla giornalista Selvaggia Lucarelli (pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 28 aprile 2026) destabilizza ancora di più la cosiddetta “scena del crimine” (alludo all’orgia mediatica …) per le spiccate qualità della predetta Lucarelli di ingarbugliare sempre di più le carte e mostrare il “suo volto cattivo” che tanta pubblicità, e non solo, le procura sulle varie televisioni nazionali (dalla Rai a Mediaset). Un articolo che, se attentamente letto, non fa altro che restituire al grande pubblico la tragicomica situazione in cui quasi tutto il mondo del giornalistico italiano (carta stampata e tv) è da tempo caduto nel vano tentativo di rincorrere, sfrenatamente e senza freni inibitori che sono il punto fermo della deontologia, i maledetti e/o benedetti social che arrivano sempre prima e sempre efficacemente sulle notizie che, poi, propalano comunque in maniera distorta e di parte.
“Il Far West di Garlasco – esposto sulle indagini tv”, questo il titolo dell’articolo della Lucarelli, è a mio avviso una pessima lezione di giornalismo.
Se, infine, su tutto questo guazzabuglio ci spargete un po’ di “pepe bruzzoniano” (la dott.ssa Roberta Bruzzone, notissima criminologa, è stata quella che passando dalla Rai a Mediaset e viceversa -unico caso nazionale- ha prima annunciato l’esposto e poi lanciato secchiate di veleno !!) la fritta è fatta ed il piatto è saltato.
E per piatto intendo quel poco che era ancora rimasto a sostegno di un mondo dell’informazione che sta andando oltre tutte le regole scritte e non scritte in un patetico, ma anche maldestro, ultimo assalto alla diligenza.