Aldo Bianchini
VALLO di DIANO – Il personaggio del poliziotto italo-americano Joe Petrosino non è un mito soltanto per Padula (suo paese di nascita) ma per tutto il pianeta Terra.
La narrazione che di questo mitologico personaggio ne fa il pro-nipote Nino Melito Petrosino, con una eccellente proprietà di linguaggio, è stata ed è, almeno per me, una pietra miliare consacrata sulla storia dell’uomo-poliziotto che tentò di sconfiggere negli USA ed a Palermo la cosiddetta “mano nera” che agli inizi del ‘900 imperava a New York come a Palermo.
La narrazione di Nino Melito Petrosino è qualcosa di fantastico e, seppure intrisa di qualche spruzzo di fantasia, sicuramente molto aderente alla realtà; soprattutto quando lo stesso Nino racconta i due giorni trascorsi a Padula dall’eroe prima di avviarsi verso Palermo dove troverà la morte nella buia serata del 12 marzo 1909.
La narrazione di Nino, della durata media di circa 90 minuti, è la sceneggiatura recitata di un film o di un documentario televisivo di ottima qualità; e Nino è il protagonista assoluto, meglio di un grande attore del cinema.
Per questi motivi la mattina di venerdì 24 aprile scorso sono rimasto letteralmente basito dopo aver letto a pag. 26 de Il Mattino l’articolo dal titolo:
- Petrosino, il mito controverso e il mistero irrisolto del delitto – IL POLIZIOTTO ITALO AMERICANO NON FU UN EROE PER TUTTI “LA PROPAGANDA” SOCIALISTA LO DEFINÌ «SPIONE SFORTUNATO»
E la cosa ancora più sorprendente è data dal fatto che a firmare l’articolo è stato lo storico ed editore Giuseppe Galzerano che ha con puntualità di un orologio svizzero fatto una narrazione molto diversa da quella che da anni racconta Nino Melito Petrosino, pro-nipote del grande Joe.
Ed è impressionante che nel titolo del giornale siano state inserite due parole agghiaccianti “Spione Sfortunato”; insomma come dire (ma in questo caso Galzerano riporta soltanto dei fatti da storico e da cronista) che Joe Petrosino non fu un eroe ma uno spione odioso.
Insomma due narrazioni parallele destinate a non incrociarsi mai ed a far rimanere le incertezze e i dubbi che da sempre, come dice Galzerano, accompagnano il mito del poliziotto italo americano.
Dall’articolo in questione scompare addirittura la presenza di Petrosino a Padula, ma la colloca soltanto ad Agnone Cilento (paese di nascita della moglie) prima di approdare a Palermo.
Un mito, ricorda Galzerano nel suo ottimo articolo, che “”Balilla, ovvero Luigi Galleani, nel settimanale anarchico «Cronaca Sovversiva» di Lynn, sempre del 20 marzo 1909, nell’articolo «Incerti del mestiere», smonta il mito di Petrosino. Parla del «poliziotto semianalfabeta che grazie a un esercito di informatori e di spie era giunto ad usurpar la fama di essere tra i bracchi più fini della polizia internazionale, ed a creare intorno al suo nome ed alle sue gesta – esagerate e strombazzate da un’abile reclame di gazzettieri compari»””.
E adesso ? Una chiarificazione definitiva si impone come molto opportuna.