Da Giuseppe Amorelli (avvocato – scrittore)
Il 29 maggio 1888, nasceva a Sala Consilina, il “Maestro”, “Il Penalista emulo di Demostene”, Alfredo De Marsico.
Ogni Maestro è per sua natura un «in-segnante», cioè qualcuno che mette un segno nella nostra personalità. . Per formare i veri Avvocati non è sufficiente insegnare loro come si prepara un’arringa o si scrive un atto di citazione o un ricorso, bisogna saper infondere in loro la passione per la conoscenza e la ricerca continua.
Hanno scritto che “Chi ha incontrato un grande Maestro sa che l’eredità ricevuta lo impegna nella propria vita a declinare due grandi valori: la responsabilità e il dono. Sono due termini che in latino si traducono con una sola parola «munus» che è la radice di un verbo : comunicare”. Questa è e sarà la nostra responsabilità”
L’avv. Andrea Mascherin già Presidente del CNF da sempre sostiene che “L’Avvocatura forma un’infinita staffetta dalla storia millenaria, laddove si snoda un continuo passaggio di testimone tra generazioni, ed ogni generazione, ogni “staffettista”, raccoglie qualcosa di antico e vi aggiunge qualcosa di nuovo, così la storia prosegue senza soluzione di continuità, senza mai disperdere l’eredità del passato, pur proiettandosi nel presente e nel futuro. Passato e presente si fondono in quella funzione tecnica, sociale ed ideale, che è la funzione dei Difensori dei diritti.”
Il “Maestro” ALFREDO DE MARSICO è e rimane una luce ancora splendente nella storia dell’Avvocatura, un Faro che ci indica la strada, il percorso da seguire perche Noi Avvocati dobbiamo avere la consapevolezza di esercitare grande funzione pubblica : l’attuazione della giustizia attraverso l’accertamento , quasi arduo, della verità..
E’ stato scritto di Lui:” Si distinse per il suo stile elegante e l’acume della sua straordinaria arte oratoria ricca di buonsenso e di lucide valutazioni, i suoi magistrali interventi conclusivi, le cosiddette arringhe, erano caratterizzati da una dialettica tagliente, precisa e perfettamente circostanziata con cui costruiva solidissime architetture giuridiche.
In una intervista del 1929 tenne a dire che : “Ogni Avvocato può avere per sé il vero, sol che non confonda la sua funzione con l’arte dell’audacia, del virtuosismo o della violenza. Chi vuole soffocare la prova dei fatti dove i fatti gridano; chi vuole camuffare per folle l’uomo normale che ha ceduto ad un impeto di affetto o di collera, colui offrirà uno spettacolo di abilità, creerà forse anche il capolavoro del sofisma, ma non farà un’arringa”.
Il Foro Vallese ha un compito imperituro: onorare la memoria del maestro che tanto ardore e tenacia ha speso per le sorti del Tribunale. Non puo assolutamente cadere nell’oblio una data. Il 06 dicembre 1969 veniva inaugurato il Nuovo Palazzo di Giustizia a Vallo della Lucania in Piazza dei Martiri. In quella occasione il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Vallo della Lucania, presieduto dall’Indimenticabile Avv. Giovanni Sofia, gli conferì la Presidenza Onoraria dell’Ordine Forense Vallese con la consegna di una chiave d’oro del nuovo Palazzo di Giustizia. Indimenticabile il possente “Intervento” rivolto ai politici dall’Insigne Maestro: “Il primo dovere di tutti i regimi, di tutti gli ordinamenti giuridici è che la giustizia sia vicina a coloro che ne hanno bisogno. Occorre impedire che la giustizia sia una meta ed una garanzia raggiungibile soltanto quando abbondino le forze fisiche o i mezzi finanziari di coloro che tendono la mano per chiedere i suoi provvedimenti. Ma io guardo alla conservazione e alla tutela dei tribunali anche di modesta circoscrizione territoriale, come ad una componente tra le piu sicura ed efficaci della creazione o della conservazione di una struttura civile della collettività.” Ai Giovani Avvocati il Maestro volle rivolgersi nel giorno dell’inaugurazione del palazzo di Giustizia.“ Tempi migliori bisogna sperarli, le avversità si superano con impegno e dedizione e Voi, Giovani Colleghi, avete tutte le capacità e possibilità per raggiungere le Vostre legittime aspirazioni di avvocati. ” Nostro dovere, inaugurando questi edifici splendenti, è di augurarci e proporci che i riti non soverchino la fede e che i templi si ingrandiscano , ma la fede non si affievolisca, poiche, confessiamolo, questo è il pericolo che si affaccia all’orizzonte. (Il Maestro aveva già intravisto le fitte nebbie che hanno avvolto il mondo giustizia). Col dono di questa chiave simbolica voi mi esprimete nella misura piu alta la fiducia a cui io potessi aspirare, ed al tempo stesso mi conferite la piu alta responsabilità che io possa essere chiamato ad assumere. Ed io ho qui il dovere di dirvi quali saranno i pensieri cui sarò fedele nella ideale guardiola, che mi costruirò dietro il solenne cancello di questo palazzo, per cercar di adempiere al mio dovere di custode responsabile della purezza della soglia. Dietro all’ingresso della mia guardiola io cercherò di difendere le grandi memorie del passato. Il passato non deve morire quando nella palestra forense cercherò di difendere il vostro passato.Il passato non deve morire quando nella palestra forense ha creato costellazioni splendenti che sono fonti inesauribili di luce morale e di dottrina. E poi dalla mia guardiola io sarò assai severo nel procurare, che al soglia del tempio non sia calcata se non da coloro che vi entreranno corazzati da quella purezza etica che è requisito indispensabile per adempiere ad una funzione che è missione e presidiati da quell’amore per il sapere che aiuta a salvare la giustizia dal pericolo di essere una ricerca nel buio. Ma non potrà soltanto questo essere e non sarà il compito mio, perchè custode dell’edificio deve evitare che l’eresia ne valichi l’accesso senza almeno che un tentativo di difesa le sia opposto. E qui ci avviciniamo a temi brucianti, che chiameremo speranza, perchè qualunque siano le tempeste che scuotono oggi la vita italiana e non soltanto italiana, noi abbiamo il dovere di ricordare che la vita non si arresta ed è fatale che la vita non si cristallizzi nel male, sia esso l’errore la rivolta. Il sacro valore della vita si afferma precisamente in ciò: essere marcia continua verso l’ideale, anche quando si debbano scrivere delle pagine che sarebbe tanto desiderabile non fossero riempite. D’altra parte le nostre aspettative non possono non agganciarsi ai ricordi ed agli insegnamenti del passato, e questi si trasformeranno in quelle, in modo da assicurarne una continuità sana e feconda
Il vero avvocato penalista si riconosce dalla sua Cultura Extragiuridica.
Infatti fu il Maestro che difese Pier Paolo Pasolini per il reato” di cui all’art. 528 c.p., che punisce, tra l’altro, la fabbricazione di immagini oscene per farne commercio o esporle pubblicamente in relazione al suo film “I racconti di Canterbury”,. Il processo venne celebrato il innanzi al Tribunale di Benevento,.tra il 1972 e 1973. Cosi tuono’ la sua arringa: “Non sono qui, in quest’aula, uomini di lettere e artisti, poeti e pittori e drammaturghi che vengono a controllare se la loro stessa libertà di artisti non sia in pericolo e ad invocarne in muta ma tesa solidarietà la liberazione? Oseremo ancora retrocedere verso il medioevo, verso le tenebre di una ignoranza e di una barbarie anche più fitta di quelle medievali? E voi siete giudici o aguzzini e tiranni? Rappresentate lo Stato o un fideismo conventuale da respingere? Rappresentate la coscienza sociale e politica e morale del secolo o gli spettri assurdamente risorti dagli ipogei di una reazione che minaccia le conquiste più elementari ed essenziali del sapere e della libertà?”
Descrizione profonda che comporta conoscenza, tecnica e abilità la Sua quando afferma che: “Cio che importa nell’arringa, non è la bellezza della voce né l’eleganza della frase, ma l’efficacia del dimostrare e del persuadere: il trapasso cioè di una tesi dall’ombra in ci è sepolta allo splendore dell’evidenza.”
A Sala Consilina, Sua città natìa, un busto del Maestro, giace dimenticato in un edificio, prima palazzo di Giustizia, oggi adibito a uffici dell’Asl, farmacia, e Giudice di Pace
Nel leggere l’ultima frase di questo mirabile ricordo dell’avv. De Marsico, mi sono venuti i brividi!!
Speriamo che l’edificio ex Tribunale di Salerno NON segua il destino di quello di Sala Consilina, oggi adibito a Uffici della ASL, farmacia e Giudice di Pace!!