Aldo Bianchini
SALERNO – Ormai non si contano più le uscite a dir poco infelici (per non dire altro !!) della famosa squadra dei cosiddetti “Figli delle Chiancarelle”; purtroppo ancora in piedi dopo le ripetute batoste elettorali e con una promessa mai mantenuta.
Per le scorse elezioni dell’ottobre 2021 avevano dichiarato, a pieni polmoni, che se non avessero portato almeno un consigliere comunale a Palazzo Guerra il gruppo si sarebbe finalmente sciolto; ci fu il disastroso esito elettorale ma il gruppetto si guardò bene dalle annunciate dimissioni.
Poi venne l’aggressione della magistratura contro il Consiglio Comunale appena insediatosi ed ancora senza giunta e le Chiancarelle non persero l’occasione di mostrare alla cittadinanza tutta la loro fantasiosa, e direi schifosa, trovata di pubblicare una foto di Vincenzo De Luca con in braccio un bel ratto delle chiaviche; l’allusione a Vittorio Zoccola era chiarissimo
Oggi, invece, dopo una nuova e scontata batosta elettorale con l’aggiunta del ritorno diretto di De Luca al timone della barca ecco una nuova trovata: Vincenzo De Luca con i panni talari del Papa e con la didascalia “Vincenzo V – il mandato finale”.
Ognuno la pensi come crede, io esprimo quello che è il mio di pensiero; nelle due foto non ci vedo niente di divertente o di ironico, per non dire satirico; non c’è niente di tutto questo (che comunque andrebbe pur disciplinato), c’è soltanto uno schifoso atteggiamento molto volgare e niente più. Insomma non c’è limite alla vergogna, anche perché dietro c’è sempre e soltanto qualche rivendicazione di tipo personale, e questo non va bene.
Fortunatamente esistono anche persone che conoscono bene il sottile senso dell’ironia elegante, educata ancorchè penetrante ed aperta a tutti i modi di pensare.
Ho letto con piacere su FB un post del giornalista Enrico Scapaticci che davvero va interpretato e analizzato in ogni parola, in virtù dello stile e dell’eleganza dello stesso scritto che presentiamo per sintesi:
Sindaco di Salerno vita natural durante: ieri, come oggi (e, magari, pure domani); in bianco e nero o a colori; con le lenti spesse o più sottili; con il ghigno più sfumato o accentuato, la fascia tricolore è la sua seconda pelle.
Vincenzo De Luca fa la…”manita” all’appiccicaticcio centrodestra di Marenghi, al raccogliticcio campo largo di centrosinistra di Lanocita, all’azzoppato centro di Zambrano e all’armata brancaleone dei vari Barone, De Felice, Turchi e Ventura. Non c’era partita alla vigilia e non c’è stata nelle urne.
Palazzo di Città resta casa sua, ogniqualvolta decide di tornarci, sfrattando senza fare tante cerimonie gli inquilini sistemati comunque da lui.
È il quinto mandato negli ultimi trentatrè anni. E anche se non c’è stato il suffragio universale della sua precedente tornata amministrativa ha quasi il quadruplo delle preferenze del suo più diretto antagonista. Ma di che parliamo?
I salernitani, che sui social lo dileggiano ma nella cabina elettorale lo votano, gli hanno rinnovato la fiducia per un altro quinquennio.
Piaccia o non piaccia, magari anche per la mancanza di alternative forti e credibili, si (ri)avvia – stralegittimato dal consenso popolare – a fare il sindaco vita natural durante.