INAIL Salerno: chiude il C.R.A.L.

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Non è assolutamente il caso che mi metta a spiegare cosa è ed a cosa serve un CRAL nell’ambito di un’azienda pubblica o privata; è necessario comunque ribadire che il CRAL è:

“”Il termine CRAL è l’acronimo di Circolo Ricreativo Aziendale dei Lavoratori. Si tratta di un’associazione senza fini di lucro, formata dai dipendenti di una specifica azienda o ente (pubblico o privato), nata per promuovere attività culturali, sportive, ricreative e di socializzazione. I CRAL rientrano nel cosiddetto welfare aziendale leggero. Offrono diversi servizi e agevolazioni: 

  • Convenzioni e sconti:accordi con negozi, palestre, agenzie di viaggio, parchi divertimento e compagnie assicurative.
  • Attività culturali e sportive:organizzazione di tornei, gite, corsi di formazione e spettacoli.
  • Assistenza e mutualità:servizi di supporto ai dipendenti e alle loro famiglie””.

 

Questo in stretta sintesi è il ruolo “istituzionale” che ogni organismo del genere porta avanti soprattutto nella pubblica amministrazione dove le identità personali e collettive sono sempre piuttosto sfuocate.

Per rimanere nell’ambito del CRAL-INAIL di Salerno ricordo a me stesso ed a tutti che nel 1964, quando entrai a far parte della grande famiglia INAIL, di Cral e di una sua eventuale costituzione non se ne parlava proprio e non era previsto neppure nel lontano orizzonte.

Grazie alla new-age dei tantissimi giovani dipendenti che entrarono negli anni ’60 ed agli inizi degli anni ’70 che venne fuori l’idea e l’immediata attivazione di una risorsa nel nome di un diritto previsto dalle disposizioni sindacali e aziendali nazionali.

E partì una meravigliosa avventura, ovviamente con alti e bassi come accade sempre in ogni iniziativa, che portò, in diversi casi, il nome del Cral-Inail di Salerno anche a livello di notorietà nazionale: incontri sportivi calcistici con Firenze, Como, Rimini passati alla storia dell’Ente, senza dimenticare i tornei provinciali con Inps ed altri enti; numerosi tornei di tennis a livello locale che comunque richiamavano molti colleghi e familiari sugli spalti; chiassosi scontri di tennis da tavolo nel cortile del palazzo INAIL; pranzi e cene sociali; gite sociali comprese le settimane sulla neve; feste sociali nei saloni del Senta Cruz di Eboli; finanche una caccia al tesoro; per arrivare all’acquisto ed alla distribuzione (non gratuita) di beni alimentari di largo consumo; e tante altre cose.

Poi con il depauperamento di quelle generazioni anni ’60 e ’70 è stato registrato, purtroppo, un lento decadimento dell’organismo sociale che ha portato a caricare tutto il peso organizzativo soltanto su due persone: Clelia Spada e Maria Rosaria Crudele che negli ultimi anni hanno stoicamente difeso quell’organismo e che, alla fine, pochi giorni fa hanno gettato la spugna, anche a causa del disinteresse totale delle generazioni di dipendenti successive a quelle storiche di cui prima.

Non conosco quale sia, oggi, il numero dei dipendenti Inail; all’epoca, da considerare dorata, eravamo in 150 ed oltre tra Salerno, Battipaglia e Nocera Inferiore.

I tempi sono cambiati, forse ribadirebbe qualcuno; certo che sono cambiati ma quello che oggi manca (e non solo nell’Inail) è il “senso di appartenenza” profondo e sentito fino a trasformarsi in orgoglio personale e collettivo.

Ed è toccato, infine, anche a me (in pensione da 26 anni) rassegnare le dimissioni dal Cral che di fatto è già sciolto; un atto che mi ha segnato profondamente ripensando ai tanti decenni di esistenza grazie alla dedizione ed al sacrificio di tantissimi colleghi (non faccio l’elenco perché rischio di dimenticare qualcuno) per il bene di tutti quelli che hanno avuto la ventura di vivere la cosiddetta “epoca d’oro” dell’Inail di Salerno.

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