IL GREGGE / LA CURIA: la guerra dei Roses … con il Papa sullo sfondo

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Quando scrivo o parlo dei turbolenti rapporti tra l’Associazione IL GREGGE e la CURIA di Salerno/Campagna/Acerno, e soprattutto quando mi ritorna alla mente che questa incresciosa e deprimente situazione dura da almeno tre decenni tra alti e bassi e tra finte pause di apparente pacificazione, non posso non pensare alla triste vicenda della “guerra dei Roses” con Oliver (Il Gregge) e Barbara (La Curia) che lottano aspramente per finire entrambi senza vita sotto un lampadario staccatosi dal soffitto di quella enorme casa che entrambi, forse, amavano.

Al di là del sacrosanto diritto di cronaca, della necessità delle indagini giornalistiche pretestate da qualcuno (indagini che bisognerebbe sempre far rientrare nei confini della legittimità e dell’assoluta correttezza deontologica !!), della inutile e, probabilmente, fantasiosa chiamata in causa addirittura di un Papa (come avvocato della causa stravolta tra Oliver e Barbara), rimane sul lontano orizzonte la pochezza della storia e della sua dannosissima ripercussione sul popolo dei fedeli che per la maggior parte increduli attendono una naturale conclusione della vicenda con la speranza che alla fine non si riveli tanto cruenta e feroce da abbattere entrambi i combattenti.

Capire la ragione da che parte sta è in ogni caso un esercizio difficilissimo da eseguire, soprattutto quando da una parte esiste la sete di assalire e dall’altra la difesa ad oltranza, con al centro l’aspirazione più antica dell’uomo: il potere, e non l’amore.

Anche nella guerra dei Roses al centro dello scontro non c’era l’amore tra i due coniugi ma soltanto la sete del potere per meglio prevalere l’uno sull’altra, o viceversa, che non portò a nulla se non alla fine terrena di entrambi.

Per questo sono di grande attualità le considerazioni sul difficile rapporto stampa-chiesa che ho prudentemente e saggiamente  condiviso prima di pubblicarle:

LE CONSIDERAZIONI:

Si ha tutto il diritto d’indagare e di spingere la conoscenza della verità fino ai confini dell’indiscrezione per un giornalista, come avvenuto per chi come me ha scritto sul Gregge. Accogliere le testimonianze sofferte o negative di chi ha fatto parte dell’Associazione diventa un fatto importante se il focus non si ferma alla libera confessione di un tempo negativo dell’appartenenza. Chi non si riconosce più in un sodalizio può liberamente esprimere le proprie valutazioni e raccontare la propria esperienza, se il pentito resta un credente deve chiedere l’aiuto di un direttore spirituale e se i fatti dovessero contenere elementi che violano la legge civile o penale deve rivolgersi agli organi giudiziari. Se non fa questo e vuota il sacco con livore o risentimento, diventando uno sciacallo, la sua posizione aggravata da una ricostruzione individuale della verità conduce direttamente in una condizione psicologicamente rilevante di rivalsa tale da dover essere trattata con molta delicatezza.

Il Gregge non é una setta (l’ho ribadito più volte); e se non lo è dovrebbe vivere e si muoversi nella comunione ecclesiale in totale obbedienza alla Chiesa ed ai suoi Pastori. I suoi sacerdoti che sono incardinati regolarmente nella vita della Chiesa locale devono assumere ed esercitare il loro ministero in stretta collaborazione con il Vescovo che dispone di tutte le potestà a lui riservate come Ordinario Diocesano sia per il sodalizio religioso, sia per tutti i membri che ne fanno parte che accolgono con rispetto le decisioni impartite. Come potrebbe essere diversamente se i membri consacrati sono incardinati pienamente e legittimamente nella chiesa di Salerno? (In questo era incardinata la denuncia di Mons. Pierro !!).

Sul Gregge ci sono stati controlli chiesti da Roma e dai Vescovi locali. Tutti chiusi con rilievi positivi. Nell’ordine indagò per ordine del Vaticano l’arcivescovo Agostino Superbo, poi eletto Vescovo di Potenza e in prima persona fece tutte le verifiche Mons Moretti che era e resta un gigante della Chiesa anche per il prestigio degli incarichi ricoperti. Tutti hanno apprezzato la formazione e la serietà degli aderenti.

Mons Bellandi si é servito di tre mastini. Tre sacerdoti al top della preparazione che hanno ascoltato tutti i dissidenti concludendo il loro commissariamento con una relazione (non pubblica !!) molto positiva a dire dell’arcivescovo; tanto da indurre a revocare il Commissariamento ed emettere il Decreto autorizzativo non più tardi del 2025!!!

Ora escono attacchi giornalistici che sembrano rivalsa e acredine per non aver avuto seguito alle loro doglianze con i Commissari e con Bellandi.

Cui prodest?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *