GARLASCO: il RIS i dubbi se li è cercati ?

 

Aldo Bianchini

SALERNO – La mia risposta all’interrogativo posto nel titolo è sicuramente “SI” ogni oltre ragionevole dubbio.

La risposta mi è venuta facile facile perché non solo il RIS adesso è sotto gli occhi di tutti, anzi lo è stato da sempre.

Il RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche), per la cronaca,  nasce formalmente il 15 dicembre 1955, data in cui fu istituito a Roma il Gabinetto Centrale di Documentazione e di Indagini Tecnico-Scientifiche presso la Scuola Ufficiali dei Carabinieri.

Nel corso degli anni o dei decenni successivi il RIS cambia spesso la sua denominazione e grazie ad un manipolo di eccellenti carabinieri-tecnici crea a Parma la sua sede simbolica a livello nazionale con punte di eccellenza nelle investigazioni scientifiche dell’Arma dei Carabinieri specializzandosi in analisi tecnico-scientifiche a supporto delle indagini preliminari e della magistratura inquirente.

Negli anni a cavallo del 1900 e del 2000 diventa un reparto di assoluta eccellenza anche in campo europeo, soprattutto nel periodo in cui venne retto dal generale dr. Luciano Garofalo; intorno a lui cresce una generazione di veri e propri scienziati della ricerca; un gruppo di uomini e donne per alcuni anni è stato onore e vanto del nostro Paese.

Poi, piano piano, sull’onda dei successi del Ris di Parma, l’Arma dei Carabinieri ha attivato altre sedi territoriali di Ris:

  • Roma (Caserma “Salvo D’Acquisto”): competenza per il centro Italia e per i casi più complessi a livello nazionale.
  • Parma (Palazzo Ducale): competenza per il nord Italia.
  • Messina (Caserma “Alfio Ragazzi”): competenza per Sicilia e Calabria.
  • Cagliari (Caserma “Livio Duce”): competenza per la Sardegna.

 

A queste quattro strutture principali si affiancano inoltre numerosi reparti specialistici centrali a Roma e diverse Sezioni Investigazioni Scientifiche (SIS) distribuite sul territorio provinciale.

Il successo del RIS di Parma conquista vette di indiscutibile successo negli anni 2000 quando ogni suo rapporto diventa legge per tutti.

Dura poco, però; perché mano a mano le altre sedi dei RIS crescono anch’esse e Parma viene pervasa dall’esigenza di mettere a frutto quelle grandi capacità professionali che singolarmente ogni personaggio aveva conquistato nei sofisticati laboratori di uno Stato che aveva profuso il meglio delle proprie risorse economiche per fornire ai bravissimi tecnici il fior fiore della tecnologia più avanzata; tutto ovviamente con i nostro soldini.

Nel corso del tempo, per prepensionamento o per scelta di vita, alcuni dei migliori tecnici di quell’epoca lasciano l’Arma e passano dall’altra parte del fossato: si mettono, cioè, a disposizione del libero mercato e come è giusto che sia con un notevole incremento economico a fronte delle loro eccellenti prestazioni.

Una storia che nella pubblica amministrazione (e l’Arma dei Carabinieri è una pubblica amministrazione) si ripete dai tempi della Olivetti che iniziò la trasformazione, dagli amanuensi alla digitalizzazione del sistema operativo, della pubblica amministrazione.

Insomma, come dire che a nostre spese le persone normali diventano supertecnici che puntualmente vanno via; tutto perfettamente lecito, ovviamente, ma noi ci rimettiamo sempre le penne.

Ora, dopo le rivelazioni fatte dalla procura di Pavia, tutti gli occhi dei cittadini italiani sono appuntati sul RIS con la speranza che vengano colpiti soltanto gli eventuali colpevoli e non anche il RIS come istituzione.

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