Aldo Bianchini
SALERNO – Dagli stabilimenti PISANO di Fratte/Salerno a quelli delle ACCIAIERIE ITALIANE (ex Ilva) di Taranto la storia, ovvero la solfa, è sempre la stessa: ci si spertica a parlare di ambiente, di inquinamento, di protezione della salute pubblica, di rischio per la specie ed anche di interessi – di brogli contro la gente normale che vorrebbe vivere una vita ordinata e protetta, prospettando inadempienze storiche e insipienze politiche.
Fino al punto di accusare, per Fratte, una assolutamente incolpevole assessore regionale all’ambiente Avv. Claudia Pecoraro (salernitana doc !!) rea, secondo molti, degli annunciati licenziamenti salernitani in dipendenza della ostentata volontà di chiudere le fonderie Pisano in maniera definitiva.
Ma stiamo scherzando, ormai l’irragionevolezza non ha più limiti ed ha colpito anche gli inutili sindacati che non sdanno fare altro che cavalcare l’onda emozionale di cittadini che pur manifestando per diritti irrinunciabili alla salute si fanno, comunque, strumentalizzare e trascinare in scomposte e purtroppo inconcludenti manifestazioni di piazza.
Per ragioni ideologiche (sono socialista non codificato) l’avv. pecoraro non mi sta molto simpatica, anzi; però il senso civico e l’equilibrio dell’età non mi impediscono di schierarmi dalla parte dell’assessore regionale che altro non fa se non il suo mestiere per l’esercizio del quale non le si può addebitare la responsabilità dei licenziamenti.
Il discorso sarebbe molto lungo anche se va detto alla stessa pecoraro che amministrare è diverso dal protestare e Lei lo sta sperimentando soltanto adesso; ma per oggi voglio lanciare soltanto una mia considerazione.
I casi della PISANO di Salerno e delle ACCIAIERIE di Taranto hanno un minimo comune denominatore; gli stabilimenti sono nati quando la forsennata e cruenta espansione urbanistica non lasciava minimamente immaginare l’enorme sviluppo di oggi. E così gli stabilimenti, nati in zone ben lontane dai centri abitati si sono ritrovate ad essere imprigionate nei centri urbani nati alla rinfusa.
Dunque se una colpa c’è, perché c’è, essa va addebitata soltanto alla dissennata violenza del cemento ed urbanistica degli anni 50 e 60 in nome di quello sviluppo che aveva abbagliato tutti noi (nei “noi” sicuramente non c’è nessuno di quelli che oggi protestano) con il famoso “miracolo economico” quando sembrava davvero che questo Paese potesse credere nel contenuto del libro “Avevamo la Luna” (Michele Mezza – L’italia del miracolo sfiorato, vista cinquant’anni dopo – da Giovanni XXIII a Francesco, da Olivetti a Marchionne, da Moro a Grillo – Collana: Virgola, 98 2013, pp. X-350
ISBN: 9788860368607): e la colata di cemento è stata si sempre contestata ma mai effettivamente fermata.
Mi piace, qui, riportare un post scritto dal dr. Mario Salucci, un nostro fedele lettore -dirigente medico presso l’ospedale di Pagani:
SALUCCI – Ma effettivamente bisogna credere che i magistrati siano delle zecche rosse? Tutti? E se fosse vero, sono anche cretini favorendo gli avversari. Ma a Taranto, il problema della salute c’è o è una invenzione? Questi rischi con le odierne tecnologie non possono essere ridotti? Se si poteva fare e colpevolmente non si è fatto questo sarebbe veramente grave. Tante vite sacrificate inutilmente e tanti posti di lavoro in fumo. Questa si sarebbe una grande vergogna. Ma di che parliamo, il Sarno dopo tutti i soldi bruciati resta ancora blu e mefitico e pure gli scarichi aziendali abusivi sono lì sotto gli occhi di tutti. L’incidenza delle malattie cancerogene nel bacino del Sarno sono il 50% in più del dato provinciale e che si fa? Niente. Poi ci meravigliamo per Taranto. A Napoli con la scusa della coppa America e della “colmata” stanno tombando l’amianto e il risanamento di Bagnoli. Ma questi ….. figli ….. nipoti non ne hanno?