Da Antonio Cortese (docente – giornalista)
Nel sessantotto vari motivi ma in specie l’aumento del benessere e della libertà personale con l’invasione della tecnologia anche domestica.
Ora più in Francia che altrove il fenomeno sociale vede protagonisti gli adolescenti che durante la pubertà sono stati alfabetizzati dai media con continue notizie e immagini di striscioni per le strade durante le crisi modaiole globali.
Gli scioperi moderni sono inoltre meno cruenti ed in misura minore dannosi a livello urbano ma anzi se facinorosi con migliorie su quei cassonetti non più bruciati ma abbelliti o addirittura meglio sistemati con spirito di abnegazione civile ed iniziativa responsabile che al contempo gli stessi media hanno comunicato in questi anni con la stessa moda delle pubblicità progresso ed istituzionali, compresi gli apporti di street art.
Quindi la crisi é in sé divenuta crisi dello sciopero in sé, un meta-sciopero che come gli adolescenti che lo manifestano si sta ripulendo dalla forza di rivoluzione urbana o guerriglia da strada alla quale erano stati educati i loro genitori.
Poiché meno pericolosi gli scioperi diventano così una prassi infrasettimanale con tentativi di resistenza folkloristica più che domenicale; giacchè solamente in Italia esistono tante feste e sagre patronali con banchetti e processioni. ( solamente nel bel paese sciopero la mattina e festa gastronomica di sera con meno probabilità di successo della protesta lavorativa).
Antropologicamente il bisogno umano di ritrovi collettivi in comunione di idee oggi ancora meno che di scambi, era stato mutilato dalle politiche dei complotti nazi-sanitari con divieti di assembramenti e atomizzazioni ancora difficilmente sanabili se non irreversibili per milioni di persone socialmente attive o potenzialmente e naturalmente atte per attitudine o caratteristiche innate e personali.
Con lo smascheramento della politica bavaglio un po’ ovunque le persone che più di altre non hanno alcuna vergogna o ritegno a manifestarsi sono appunto gli adolescenti, liberi maggiormente da paure pregiudiziali o di salvaguardia di una immagine cosiddetta reputation tutta ancora in fieri; come per i ruoli sociali in trasformazione, non solamente per l’età ma per lo stile ed il ritmo di vita che almeno dagli stessi media viene impartito da una molteplicità di canali con tempi e frammentazioni crono-geologiche più varie e dunque differenti.
La natura dei pretesti mobilitanti se non schiava delle organizzazioni vetero-sindacali é infine l’unico aspetto da poter avvalorare o meno soprattutto perché gli adolescenti ancora non votano e non fanno tutti rifornimento carburante, non fanno i chierichetti contro i carri carnevaleschi che difendono le deviazioni delle movide notturne, né danno lavoro agli stranieri emigrati.