Vent’anni fa moriva a Firenze Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice, la prima donna italiana a essere inviata speciale al fronte.

 

 

da Pietro Cusati ( Giurista- Giornalista)

 

 

Oriana,prima figlia di Edoardo Fallaci , artigiano, iscritto al Partito socialista italiano, e Tosca Cantini, casalinga, nacque a Firenze il 29 giugno 1929, una famiglia  antifascista che la spronò a studiare e infuse in lei i valori quali quelli della libertà e del coraggio. Fallaci sogna fin da piccola di diventare scrittrice. Dopo la caduta del fascismo, il padre entrò nella Resistenza militando nel gruppo di Giustizia e Libertà e coinvolgendo anche Oriana. Appena quattordicenne, prese il nome di battaglia di “Emilia” e iniziò a fare da staffetta recapitando messaggi e materiale. Questa esperienza si rivelerà formativa e cruciale e orienterà anche le sue scelte future, a cominciare dall’approccio alla professione giornalistica.Oriana Fallaci è stata è stata seppellita con una cerimonia privata nel cimitero acattolico degli Allori a Firenze , accanto ai genitori. Sulla lapide è stato inciso, seguendo le sue volontà, “Oriana Fallaci – Scrittore”.Una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano,scrittrice, inviata di guerra e intervistatrice, ha attraversato alcuni dei momenti cruciali del Novecento raccontandoli con uno stile che ha lasciato un segno profondo. Il 15 settembre 2006, si spegneva a Firenze, la città in cui era nata. Sono passati 20 anni dalla scomparsa della scrittrice e giornalista Oriana Fallaci che ha portato avanti tante battaglie . Firenze ricorda che è sempre stata una persona molto legata alla città che ha amato, ha vissuto, che poi ha lasciato ma che ha scelto per terminare la sua vita. Oriana Fallaci,non cercava il compromesso, ma cercava invece la chiarezza dei concetti, delle idee, dei valori. Oriana Fallaci va semplicemente letta, quando aveva una convinzione l’ha sempre sostenuta con forza e quindi creando anche un dibattito critico , il sale della democrazia. Tradotta in più di 20 lingue ,in giro per il mondo, con le sue interviste ha dialogato con le personalità più influenti della sua epoca e ha raccontato avvenimenti fondamentali del Novecento. Oriana Fallaci, morta il 15 settembre del 2006, ha cambiato il volto del giornalismo italiano grazie al suo stile personale . Soprattutto nella seconda parte della sua vita ha rappresentato una figura divisiva nel dibattito pubblico per le sue posizioni sulla crisi dell’Occidente e la sua aspra critica nei confronti dell’Islam, diventate dopo l’11 settembre 2001 il fulcro del suo impegno intellettuale.

Nel 1951 un suo articolo fu pubblicato nel settimanale L’Europeo, noto a livello nazionale. Dopo un breve passaggio a Epoca, nel 1955 Oriana Fallaci venne assunta proprio nella redazione milanese dell’Europeo, dove rimase fino al 1977.  Nel 1962 è la volta del suo primo romanzo: “Penelope alla guerra”, uno specchio in cui riflette la sua immagine di giovane scrittrice italiana che scopre la Grande Mela e l’amore. In gran parte autobiografico, il romanzo porta traccia dell’amore tragico e non ricambiato che Fallaci aveva vissuto alcuni anni prima con un collega italiano, poi pubblicò Gli antipatici (1963), raccolta di ritratti al vetriolo delle celebrità del cinema e della cultura. Tutti grandi successi di vendita in Italia che gli permisero di scegliere di cosa occuparsi, non più solo costume, e di comprare una casa per sé a Manhattan.Alla fine degli anni Sessanta fu inviata dall’Europeo in Vietnam. Sì trattò di vari soggiorni fino alla fine del conflitto nel 1975, in cui raccontò la guerra e raccolse interviste esclusive come quella con il generale Giap, ad Hanoi. Sarebbe tutto confluito in “Niente e così sia” del 1969. Qui incontrò François Pelou, giornalista francese direttore dell’Agenzia France Presse di Saigon, che divenne per diversi anni il suo compagno. Tra i vari intervistati d’eccellenza ci fu Henry Kissinger che definì in seguito quell’intervista “il più grande errore della sua vita”, ma anche Indira Gandhi, Golda Meir, Yasser Arafat, Willy Brandt Hailé Selassié. Nel 1968 fu ferita gravemente a Città del Messico, al punto da essere data per morta, durante la repressione governativa di una manifestazione di protesta che stava seguendo per L’Europeo. Nel 1975 pubblicò il romanzo che più avrebbe avuto risonanza mondiale. “Lettera a un bambino mai nato”. Raccontò il dramma personale dei due aborti spontanei conferendo alla narrazione un respiro universale. Poi “Un uomo” (1979), ispirato alla vicenda umana e politica di Alexandros Panagulis, eroe della resistenza greca contro i Colonnelli e suo compagno per tre anni, morto nel 1976 ad Atene in un misterioso incidente automobilistico. Nel 1990 pubblicò “Insciallah” che si svolge sullo sfondo della guerra civile libanese. Il libro racchiude la sua denuncia sull’assurdità della guerra e contiene anche la critica all’Islam che diventerà centrale in seguito. Nel 1977 rassegnò le dimissioni dall’Europeo e mise da parte il giornalismo attivo per concentrarsi sulla scrittura di libri e romanzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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