Sassano cammina in rosa: quando la prevenzione diventa un fatto di comunità

Di Rossana Larocca

 

 

La seconda edizione della “Passeggiata in Rosa” della Pro Loco di Sassano trasforma un nastro rosa in un legame sociale. Tra scuole, medicina e testimonianze dirette.

SASSANO – C’è un momento in cui la prevenzione smette di essere un volantino in un ambulatorio e diventa un corpo collettivo che cammina. È quello che è successo il 25 ottobre a Sassano, con la 2ª edizione di “Ottobre in Rosa – Passeggiata in Rosa”, promossa dalla Pro Loco di Sassano, presieduta dalla dottoressa Rosa Orlando, con il patrocinio del Comune di Sassano e dell’UNPLI.

Dalle 10:00, con ritrovo e partenza dal Santuario di San Rocco – tra saluti di benvenuto, registrazione delle presenze e consegna del kit – fino all’arrivo previsto per le 11:30 circa presso l’Aula Consiliare in Corso Umberto I, con aperitivo in terrazza e saluti finali, il paese non ha semplicemente organizzato un evento. Ha messo in scena un rito.

E qui sta il taglio sociologico più interessante.

Non solo un evento, ma un’infrastruttura sociale

La Pro Loco di Sassano non è nuova a questo lavoro di cucitura. Come ricorda la presidente Orlando, l’associazione ha già alle spalle molte iniziative e questa del 25 ottobre è appunto la seconda edizione di Ottobre in Rosa, segno che una pratica si sta istituzionalizzando, diventando tradizione. È una Pro Loco che da tempo lavora su tre assi intrecciati: prevenzione, cultura e sociale. Tre dimensioni che, in sociologia, chiamiamo capitale sociale: la capacità di una comunità di generare fiducia, reti e risorse condivise là dove il welfare nazionale a volte non arriva.

Lo slogan della locandina, “Camminiamo insieme per la prevenzione”, e la scelta concreta di devolvere l’intero ricavato dei kit – la canotta fucsia e la borraccia brandizzate – al reparto di Oncologia dell’Ospedale di Polla, raccontano proprio questo: un welfare di prossimità. Il denaro resta nel territorio e torna in forma di cura, accorciando la distanza – così spesso percepita come incolmabile nelle aree interne – tra cittadino e istituzione sanitaria.

La scuola come laboratorio di cittadinanza

L’elemento più innovativo di questa seconda edizione è l’apertura intergenerazionale. Sono stati coinvolti alcuni istituti scolastici del territorio, in un patto educativo che va oltre la didattica.

Accanto a loro, l’Istituto Falcone di Sassano, a testimoniare come la scuola, quando esce dalle aule e cammina per strada, diventi presidio civico.

Coinvolgere gli adolescenti in un tema come il tumore al seno significa lavorare su due tabù contemporaneamente: quello della malattia come destino ineluttabile e quello del corpo femminile come spazio privato di cui non si parla. Farlo insieme, a scuola, normalizza il discorso sulla prevenzione.

Esperti e corpi che testimoniano

Ad intervenire, durante il momento conclusivo in Aula Consiliare, sono state molte personalità, tra le quali il dottor Tommaso Pellegrino e la dottoressa Roscigno, responsabile del reparto di Oncologia dell’Ospedale di Polla, destinatario dei fondi. La presenza di medici e istituzioni accanto ai cittadini crea quella che i sociologi chiamano “alleanza terapeutica allargata”: il sapere esperto scende dalla cattedra e cammina al fianco delle persone.

Ma il momento più denso, sociologicamente, è stato un altro: le testimonianze di chi la malattia l’ha vissuta sulla propria pelle.

In una cultura del Sud che ancora spesso vive la malattia oncologica con pudore o come stigma da nascondere, prendere la parola in pubblico, in un’aula consiliare, è un atto politico. È il rovesciamento della narrazione: da paziente oggetto di cura a soggetto che cura la comunità con la sua storia. Rompe l’isolamento e restituisce al corpo malato una dimensione pubblica, non pietistica ma di forza. È l’empowerment nella sua forma più pura.

Sassano, con la sua passeggiata, ci dice una cosa semplice e radicale: la prevenzione non è solo una mammografia. È un sistema di relazioni. È una maglietta rosa indossata da cento persone diverse che per un’ora hanno lo stesso passo. È un braccialetto fatto da una studentessa di Sala Consilina che finisce al polso di una sopravvissuta di Sassano. È un aperitivo in terrazza che celebra non la fine della malattia, ma la forza di una comunità che ha deciso di non affrontarla da sola.

E per questo, la seconda edizione vale molto più della prima.

 

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