il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PORTO: come finirà ?

Aldo Bianchini

SALERNO – La vicenda dell’accorpamento del porto di Salerno a quello di Napoli come finirà ? E’ questa la domanda che corre di bocca in bocca, sia negli ambienti politici che in quelli tecnici, amministrativi e imprenditoriali. E non si può negare che giustamente il destino del porto di Salerno preoccupa tantissimi personaggi istituzionali e politici, ed anche gran parte della popolazione dell’intero territorio: il porto è forse l’unica fonte economica vera dell’intera provincia di Salerno. Con le sue attività garantisce sviluppo ed occupazione; ecco perché, anche se con grave ritardo, il suo destino è diventato di interesse generale, tanto da smuovere le coscienze di tutti. Nell’articolo di ieri ho parlato di “pari dignità”, in maniera anche un po’ diretta, dando all’espressione un senso di “esercizio linguistico” molto caro soprattutto ai politici, non escluso l’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca che avendo smesso i panni di “sindaco di Salerno” si è ritrovato in quelli molto più politici di governatore dell’intera Campania con l’obbligo di assicurare “pari dignità” a tutti. E’ questo l’altro senso dell’espressione linguistica; ed è un senso prettamente politico con cui il governatore deve confrontarsi giorno dopo giorno per assicurare, appunto, pari dignità a tutti. Il balzo di qualità ha portato De Luca in un’altra dimensione che è sicuramente molto più politica e molto più delicata di quella prevalentemente “aziendale e cantieristica” del fortino salernitano che lui ha dominato, spesso anche bene, in lungo e in largo. Adesso il discorso è diverso, se non totalmente cambiato, e dovrà adattarsi a questa nuova dimensione che, per certi versi, mal si adatta al suo carattere ed alla sua dimensione di decisionista che in un piccolo ambito, privo di politica pura e soprattutto di reale opposizione, gli ha conferito enormi consensi. A Napoli si deve confrontare e deve velocemente ridisegnare anche il suo modo di fare per raggiungere i risultati che da lui tutti si aspettano, a cominciare dall’accorpamento del porto nostrano a quello partenopeo che, oggi più che mai, appare come una prova di forza del sindaco divenuto governatore. Io stesso in un recente passato ho sostenuto che De Luca (per non dire gli imprenditori e gli operatori portuali) si era mosso malissimo nella gestione della “pratica porto” perdendo del tempo nel tira e molla con il governo e il partito di appartenenza. La politica però ci insegna che c’è sempre un altro modo di leggere gli avvenimenti e proprio da questo assunto si può anche ritenere che questa volta De Luca si è mosso più sul piano squisitamente politico che su quello prettamente aziendale, come da decenni era abituato a fare nella “sua Salerno” che sarà pure una importante vena aorta ma che non è assolutamente il cuore della Campania. Il governatore, parliamoci chiaro, deve assicurare “pari dignità” a tutti e per farlo deve garantire la dignità dell’autorità portuale di Napoli senza nulla togliere alla dignità della nostra autority. La soluzione, quindi, potrebbe essere proprio quella proposta con forza e decisione dal ministro Graziano Delrio che, giusto appunto, qualche giorno fa ha parlato di “pari dignità” in occasione della sua discesa in Campania. Oltretutto, così come è stata concepita la famosa “A.d.S.P.” (Autorità di Sistema Portuale) unica per la Campania garantisce, gioco forza, la pari dignità tra le due autorità che convoleranno a giuste nozze nella nascitura AdSP con la nomina alla pari di esponenti delle due autorità, della regione e del governo per la gestione dell’intera portualità campana che prima o poi ingloberà anche gli altri porti minori. Sbaglia, dunque, chiunque si oppone a questo disegno che consentirà di proiettare tutta l’attività portuale campana come un colosso nel mondo della portualità generale, sia nazionale che internazionale. Ieri nel mio articolo facevo riferimento agli uomini che dovranno essere scelti per un simile compito affermando testualmente che “oggi dipenderà dalla qualità degli uomini che saranno chiamati a questo difficile compito. Oltretutto, questa volta, abbiamo un cittadino di Salerno che riveste la carica di governatore; ed è quanto dire”. E’ su questi aspetti che Vincenzo De Luca deve concentrare la sua attenzione, la sua capacità di scegliere e la sua duttilità politica; arrivare, cioè, a governare di fatto tutta la portualità campana senza ledere la dignità di nessuno e, soprattutto, senza andare alle crociate contro il governo del Paese. Del resto lo stesso ministro Delrio è stato lapidario quando ha detto che “Salerno non si annulla dentro Napoli” ovvero che “possono diventare un punto di riferimento insostituibile per il rilancio del Mezzogiorno ma con un unico coordinamento”. Verosimilmente il governatore, prima di altri, ha capito questo passaggio epocale ed ha instillato negli uomini di governo che le modifiche alla riforma devono essere soltanto migliorative e in grado di scongiurare il pericolo che finisca come è finita per le provincie; un monito che non deve essere letto come una minaccia ma come un suggerimento in chiave politica, una pratica tutta nuova anche per lo stesso governatore. Nell’articolo di ieri mi chiedevo, infine, come fare per capire la frase del ministro; l’ho capito da solo utilizzando la chiave della politica.

1 Commento

  1. Vorrei essere in sintonia con il Direttore dr. Bianchini per aver espresso con questi due ultimi articoli tutta una serie di considerazioni che lo hanno portato a concludere, commentando le recenti dichiarazioni del ministro Del Rio, di averle capite “da solo utilizzando la chiave della politica”.
    In effetti, il porto di Napoli e quello di Salerno non sono comparabili dal punto di vista delle infrastrutture, delle estensioni sul territorio, delle potenzialità di smistamento merci in arrivo e in partenza. Tuttavia nessuno può ignorare che il secondo ha ormai consolidato nel tempo una ragguardevole posizione di nicchia, da cui non si può prescindere né ignorarne la validità. Ha una collocazione di rilievo in campo nazionale e internazionale, ha in corso una serie di ampliamenti delle sue strutture a mare e a terra e, pur a fronte di seri impedimenti orografici, può aspirare a incrementi di futura crescita nel settore della intermodalità dei traffici, inserendosi nell’attuale filone – che mira a dare un forte impulso al trasporto su ferro – per dotarsi anch’esso delle relative componenti infrastrutturali. Sarei quindi propenso a ritenere che la riforma delle Autorità Portuali con l’accorpamento di quella salernitana nell’unica Autorità di Sistema Portuale, con sede a Napoli, non costituisca una operazione mirata unicamente al depotenziamento di qualcuno o di qualcosa. Non credo infatti che in ambito istituzionale ci possa essere una coazione a regredire. Piuttosto, senza nutrire necessariamente dubbi o pessimismo, riterrei opportuno non perdere di vista ciò che caratterizzerà il cambiamento di situazione, sotto il profilo operativo e della “govenance” del nuovo Organismo in fieri. Vanno bene quindi la “pari dignità” e l’assicurazione che “incorporare” non significa “annullare”. Pertanto, si può anche ritenere plausibile la rinuncia a certe forme di sovranità e la perdita della possibilità di prendere alcune decisioni, prima assunte autonomamente. Purché in cambio non si scopra, alla fine del processo, di aver ottenuto una penalizzante “annessione”. Invero, ancora manca una definizione più precisa e inequivoca, tranne che si realizzerà “una cosa nuova per la Campania”. Mi viene da fare allora una considerazione: da bambini – ma a volte anche da grandi – quando non si conosce o non ci si ricorda della parola esatta per indicare un oggetto, si ricorre proprio a quel termine generico (mi prendi quel coso che sta sopra la cosa, per favore?). In certi frangenti, sia pure a fatica, si riesce anche a capire qual è l’oggetto del riferimento, ma non sempre la comprensione è immediata e può capitare che si vada fuori strada. Peraltro, la situazione che si è venuta a creare in Campania è riscontrabile anche in altre regioni italiane, dove ugualmente esistono realtà portuali con peculiarità e caratteristiche proprie, tali da giustificare – nei casi di accorpamento – richieste di norme statutarie ad hoc. Si corre il rischio così di innescare una reazione a catena, ma è poco verosimile che, in ambito ministeriale, si abbia la volontà di imbarcarsi in nuove elucubrazioni per tener conto di casi e sottocasi, che vanificherebbero l’unitarietà dell’impianto dispositivo del decreto di riforma. Importante quindi è tenere desta l’attenzione, badando soprattutto ad assicurarsi la presenza effettive ed efficace nei ruoli decisionali, dove si opera per l’allocazione delle risorse e per la definizione delle priorità in tema di ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture, argomento questo che a Salerno non deve assolutamente essere perso di vista.

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