il Quotidiano di Salerno

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La commissione di inchiesta parlamentare sulle banche:un’occasione mancata

Da Gabriele Cavallaro

La commissione parlamentare di inchiesta sulle banche si è trasformata , come era prevedibile, in un palcoscenico di teatro dove ognuno recita a soggetto in vista delle prossime elezioni politiche e dove qualcun altro, come Vegas ex Presidente dalla Consob, tenta di sottrarsi alle sue responsabilità chiamando in causa pur senza accusarla di niente la Boschi.
Da una parte il Pd e il suo segretario che, per difendersi dagli attacchi dei 5 stelle e della lega mette l’accento, sulle carenze degli organi di controllo Bankitalia e Consob e dall’altra tutti gli altri che vogliono addossare a Renzi e alla Boschi la responsabilità delle crisi bancarie.
L’assenza di un’analisi nel merito del problema che si è posto di fronte al sistema bancario italiano a partire dal 2007 con il fallimento di Leman Brothers fino alla crisi del debito pubblico del 2011 , impedisce ,per la cortina fumogena sollevata delle polemiche politiche, di capire quello che si è verificato veramente e cosa si è fatto per mettere in sicurezza il sistema bancario e creare le condizioni per una maggiore trasparenza nella concessione del credito da parte delle banche e del collocamento dei prodotti finanziari ai risparmiatori privati.
Se si volgesse lo sguardo a quello che è successo fuori dall’Italia ci si accorgerebbe che al di là delle idiozie che si dicono lo stato Italiano ha impegnato meno risorse di tutti nel salvataggio del sistema bancario( circa 20 mld non tutti utilizzati) a fronte degli imponenti piani di salvataggi messi in campo in America e in Europa. La sola Germania ha impegnato circa 250 mld di euro per soccorrere il sistema bancario nazionale. L’Italia nel 2011 più che pensare alle banche si è dovuta preoccupare del crollo di fiducia del suo debito pubblico che non trovava più compratori nel mondo se non a tassi di interesse pari al 7% per un Btp decennale. Sono state proprio le vituperate banche italiane a comprare i titoli di stato italiani e ad impedire che potesse verificarsi un clamoroso default che avvrebbe impedito di pagare le pensioni e i dipendenti pubblici.. Ovviamente la crisi finanziaria e la più grave recessione economica del dopoguerra non potevano non creare problemi anche al sistema bancario italiano facendo crescere i crediti in sofferenze per il fallimento di moltissime aziende .Il sistema nel complesso si è difeso egregiamente se alla fine a parte la vicenda del Monte Paschi, dove hanno inciso fattori diversi di natura politica ed errori strategici come l’acquisizione di banca antonveneta, le banche che sono andate in difficoltà non sono molte e possono ridursi alle 4 banche andate in risoluzione nel 2015 tra cui Banca Etruria e le Banche Venete.
Tutte banche locali non quotate e gestiti da consigli di amministrazione eletti dai soci secondo la regole delle popolari prima della riforma con il criterio di una testa un voto.
Come queste banche hanno erogato il credito e come hanno collocato le obbligazioni subordinate è materia non solo di attenzione della commissione ma anche della magistratura che sta processando i responsabili delle cattive gestioni.
Cosa ha fatto il governo rispetto alle crisi che si sono manifestate?
Per le 4 banche è intervenuto con un decreto nel 2015 commissariandole prima che entrasse in vigore, dal 1 gennaio 2016 ,la nuova regola europea del Bail In che avrebbe comportato perdite non solo per gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati ma anche per i risparmiatori che avevano sottoscritto obbligazioni normali e i correntisti per importi superiori ai 100000 Euro garantiti dal fondo interbancario. Ha previsto in base a criteri ristori per i risparmiatori che avevano sottoscritto le obbligazioni subordinate senza essere stati informati in base alla normativa del grado di rischio fino all’80% del capitale investito..Sul piano più strutturale con la riforma delle Bcc e delle Popolari ha creato le condizioni per impedire che le banche locali potessero continuare ad agire senza controlli e senza criteri di bilancio trasparenti.
Con la ricapitalizzazione preventiva di Monte Paschi e l’intervento sulle banche venete concordato con l’Europa il governo ha previsto anche il ristoro per i sottoscrittori privati delle obbligazioni subordinate.
Oggi lo Stato risulta azionista di maggioranza di Mps che ripulita dai debiti e messa sul mercato potrebbe per il futuro essere un buon affare.
Ultimamente nella legge di stabilità il governo ha istituito un fondo per ristorare parzialmente anche gli azionisti delle banche che sono i soli che hanno visto azzerarsi realmente il valore dei propri titoli. Come ha sostenuto anche il presidente della repubblica nel contesto normativo italiano ed europeo attuale non si poteva fare molto di più.
Per il futuro quello che si può fare è un maggior coordinamento delle autorità di vigilanza sulle banche e sulla trasparenza del mercato anche considerando la nuova direttiva europea ( la cosidetta mifid 2) che entrerà in vigore nel 2018 per rafforzare la trasparenza degli intermediari finanziari nel collocamento di servizi e prodotti ai risparmiatori privati.
Una maggiore promozione dell’’educazione finanziaria dei risparmiatori e il varo di una normativa penale e civile più stringente per i responsabili delle cattive gestioni per colpire chi come il presidente della Popolare di Vicenza prima che esplodesse la crisi della banca si è spogliato del suo patrimonio personale, potrebbero completare il quadro degli strumenti a disposizione per evitare che in futuro possano verificarsi casi analoghi.

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