il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CALCIO: Arbitro aggredito a San Basilio, fermi i campionati dilettantistici del Lazio. Il governo prende posizione.

Felice Bianchini junior

(Corrispondente e notista politico)

 

ROMA – Dura presa di posizione da parte dell’Aia (associazione italiana arbitri) che decide di non inviare direttori di gara nei campi dei campionati dilettantistici italiani del Lazio. A scatenare questa reazione l’episodio avvenuto a San Basilio in occasione della partita di promozione Virtus Olympia Roma San Basilio – Atletico Torrenova 1986, che ha visto il giovane arbitro Riccardo Bernardini vittima di un aggressione da parte di due persone, frutto del clima di tensione in cui si era conclusa la gara (finita 2-3 e con un due espulsioni). Due schiaffi e una caduta che hanno comportato una ferita alla testa e la temporanea perdita di conoscenza; a prescindere dalla dinamica dell’aggressione, dopo essere stato portato al Policlinico Umberto I ed essersi sottoposto ad esami e controlli vari, oggi il ragazzo sembra essere fuori pericolo e privo di danni gravi.

Ciò che resta però è l’indignazione, che ha contagiato dapprima la madre di Bernardini, in prima linea a difendere il figlio, poi il presidente dell’Aia Nicchi, arrivando fino al Viminale, dove Nicchi, insieme con Gravina (neo-presidente FIGC), è stato invitato da Salvini, accompagnato dal sottosegretario Giorgetti.

Il ministro dell’interno ha preso una posizione forte contro chi si macchia di violenza sui campi di gioco: “sanzionare pesantemente i delinquenti”; senza però invadere il compito di regolamentare sanzioni e comportamenti della Federazione; ha poi mostrato soddisfazione per l’iniziativa del presidente Nicchi di sospendere i campionati dilettantistici del Lazio per questa settimana, anche da monito ed esempio per le altre regioni.

Nicchi ha detto che si è arrivati al “punto zero, da cui ripartire per un calcio nuovo, pulito, divertente, corretto, fatto di regole e di comportamenti da parte di quelli che vogliono bene al gioco”; e si è detto fiducioso visto che “c’è una federazione nuova, che ha voglia di fare i cambiamenti necessari per renderla funzionale al momento storico del calcio italiano”.

Gravina dice che “la qualità de governance del mondo del calcio dev’essere valutata nella sua capacità di incidere in maniera decisa su una serie di idee, di percorsi, di progetti che implicano comunque una rivoluzione culturale”, rivoluzione che all’atto pratico si realizza, ad esempio, riducendo i numeri della violenza, anche se già in calo: “Quel numero che oggi è stato ridotto a 161 dev’essere 0”. In termini di sanzioni il presidente accenda a una sanzione che prevede che il servizio arbitrale – che è gratuito – venga pagato; non disdegna poi il bastonare che richiede Salvini quando afferma che “una pena di allontanamento di 2 mesi in caso di violenza è troppo poco, dovremmo iniziare a parlare di anni”.

Anche per Giorgetti “è importante la dimensione educativa” dello sport, che “riguarda l’educazione di tanti bambini che devono crescere con un determinato sistema di valori” e “nel rispetto dei ruoli, dev’essere il mondo del calcio ad ispirare un nuovo sistema dei valori. Questa può essere l’occasione per cambiare la nostra cultura sportiva” afferma il sottosegretario di Palazzo Chigi.

Si parla di cambiamento anche in FIGC, ad una manciata di mesi dal mondiale mancato. La nuova logica è partire dal basso, dai campi come quello in cui ha arbitrato Bernardini.

Sicuramente non c’è stata una tragedia, ma situazioni come quella di San Basilio si verificano ogni fine settimana: non è certo una novità che nei campi di bassa categoria domini il grezzo e spesso il violento. Inoltre la tragica curiosità è che i tifosi e il mondo esterno al campo non c’entra: nella maggior parte dei casi di violenza contro l’arbitro le aggressioni partono da dirigenti o calciatori, ai quali è rivolto l’ultimatum della Federazione e del Viminale.

Questa settimana, nel Lazio, non potendo giocare, si rifletterà, come consiglia Nicchi, sperando di non dover rinunciare più al fine settimana di calcio dilettantistico.

 

 

 

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