Emanuele Orsini di Confindustria : ‘’L’intero sistema fiscale ha bisogno di una riforma, le riforme non si fanno con la decretazione d’urgenza’’.

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

Emanuele Orsini - vicepresidente del credito e fisco di Confindustria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma , 12 Febbraio 2021 .”Questo sistema fiscale è un disincentivo al lavoro e alla produttività”.Emanuele Orsini, vicepresidente del credito e Fisco di Confindustria, in audizione alle Commissioni riunite delle finanze, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’IRPEF e altri aspetti del sistema tributario,ha evidenziato la necessità di un progetto di riforma fiscale a tutto tondo,l’intero sistema fiscale ha bisogno di una riforma. Serve l’impiego di maggiori risorse,Emanuele Orsini ha richiamato da un lato la necessità di evitare nuove imposte  sulle imprese in questa congiuntura drammatica in cui molte aziende lottano per la sopravvivenza e, dall’altro, quella di salvaguardare le misure fiscali che incentivano produttività,una revisione delle aliquote IRPEF, l’abolizione dell’Irap e l’estensione del ecobonus del 110% alle aziende. Emanuele Orsini,amministratore Delegato di Sistem Costruzioni Srl, Presidente di Maranello Residence Srl. Consigliere delegato di Sistem Cubiertas Iberica Sl. Consigliere di amministrazione di AFI – Associazione Forestale Italiana.Dal 2017 è Presidente di Federlegno Arredo, la Federazione Italiana delle Industrie del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento. È Presidente con deleghe di Federlegno Arredo Eventi, la società che organizza il Salone del Mobile di Milano.  «Oggi l’imposta principale del nostro ordinamento, l’Irpef,penalizza i ceti medi , è, di fatto, una creatura giuridica degna del bisturi del Dr. Frankenstein: parti estranee e incoerenti, tenute l’una all’altra dal filo ideale di tassare il reddito personale. Su questa creatura servono interventi chirurgici di miglioramento»  «La tassazione dei redditi personali, in Italia, sfugge ormai a ogni modello teorico e porta a risultati illogici che impattano negativamente sul lavoro, sui consumi e sul risparmio». Un progetto di riforma ,quindi, che non riguarda solo l’Irpef ma tutto il sistema fiscale. Secondo Emanuele  Orsini ci sono soluzioni applicabili anche a costi relativamente contenuti per l’erario ,circa tre miliardi, per «ridisegnare i parametri dell’imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e scaglioni, ma riducendo l’ampiezza dei salti di aliquota e applicando le detrazioni decrescenti in maniera più lineare rispetto al reddito».Razionalizzare le tasse soprattutto sugli immobili. Altro tema delicato quello delle agevolazioni, oltre 600 quelle censite, e dei bonus. «Meglio pochi grandi incentivi e una tassazione bassa, che una giungla di bonus minuscoli o per pochi eletti» ha detto Orsini nella sua relazione sulla riforma del fisco chiedendo che il superbonus da 110% «misura potente e utile» sia esteso anche alle imprese.”L’IRAP è un’imposta che ha fatto il suo tempo. Dopo la cancellazione temporanea dei versamenti del tributo dovuti nel 2020, il Legislatore ha un’occasione storica per eliminarla del tutto. Si avrebbero enormi benefici in termini di semplificazione e attrazione di nuovi investimenti”.Dipendenti e pensionati,secondo i dati del MEF, queste due categorie insieme fanno l’87% dei contribuenti IRPEF e versano circa l’81% dell’imposta totale. Con l’IRPEF attuale un dipendente che cerca di guadagnare un euro in più finisce col trovarsi in tasca pochi centesimi o, al limite, col peggiorare la propria situazione complessiva, perdendo bonus e detrazioni. Per un lavoratore dipendente l’aliquota marginale effettiva sopra i 28 mila euro è di oltre il 31% (quella legale è del 27%). Tra i 35 mila ed i 45 mila euro il prelievo effettivo arriva al 61%! (a fronte di un’aliquota legale del 38%). Questo sistema è un disincentivo al lavoro e alla produttività. Regolarizzare l’andamento delle aliquote effettive dell’IRPEF è una priorità. Va alleggerita la pressione sui redditi medi, eliminando i disincentivi ad aumentare il reddito, in particolare sopra i 28 mila euro, soglia oltre la quale l’attuale modello produce le distorsioni più ampie. La soluzione più agevole,secondo la Confindustria , è ridisegnare i parametri dell’imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e scaglioni, ma riducendo l’ampiezza dei “salti” di aliquota (in particolare tra secondo terzo scaglione) e applicando le detrazioni decrescenti in maniera più lineare rispetto al reddito (a partire da 28 mila euro). Non vanno posti a carico delle imprese obblighi di controllo che spetterebbero all’Amministrazione finanziaria. Per ricostruire un migliore rapporto con il Fisco si deve partire dal rispetto dei diritti dei contribuenti, c’è una legge al riguardo, e va applicata.

 

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