Si allarga il contagio greco alla Spagna

Filippo Ispirato

Si allargano gli effetti della crisi che, dopo Grecia, Portogallo ed Irlanda, si stanno facendo sentire sempre più prepotentemente anche in Spagna.

Il paese iberico è uscito nel 1975 da una feroce dittatura, ha avviato un lento cammino verso la ripresa economica ed il sistema democratico nella seconda metà degli anni ’70, scampando ad un nuovo colpo di stato da parte dei militari nel 1981.

Nel 1982, attraverso i mondiali di calcio, si riaffaccia sulla scena mondiale come un paese in cerca di modernità e di sviluppo, che vuole uscire dalla situazione di emarginazione economica in cui era vissuto fino a quel tempo, e recuperare il gap che aveva accumulato negli anni del franchismo.

La grande occasione sulla scena politica si presenta nel 1986, anno in cui, insieme ai  suoi vicini portoghesi, entra a far parte dell’Unione Europea, l’allora comunità economica europea. Saranno anni di crescita economica e sociale molto forte che vedranno un utilizzo corretto e pieno, a differenza del nostro paese e delle regioni meridionali in particolare, dei fondi comunitari, che permetteranno a Madrid di avere un forte sviluppo nel settore immobiliare e turistico.

Si è parlato spesso di miracolo economico, preso a modello per gli altri paesi del bacino mediterraneo e del sud Europa, che vedevano nel paese iberico un modello di successo e sviluppo duraturo, basato soprattutto su turismo, agricoltura e immobiliare.

La consacrazione definitiva si avrà nel 1992, grazie ai finanziamenti per le Olimpiadi di Barcellona che hanno permesso alle principali città del paese Barcellona, Madrid, Bilbao e Valencia di cambiare definitivamente il loro volto e di entrare, grazie ad avveniristiche opere di archistar contemporanee, nel nuovo millennio con un’immagine completamente rinnovata e moderna al passo delle più blasonate New York, Parigi o Londra.

La disoccupazione che fino alla fine degli anni 80 si era mantenuta a livelli altissimi, attorno al 20%, si era più che dimezzata alla fine della prima metà degli anni 2000.

Il sistema però ha retto fino a quando non è entrata prepotentemente la crisi dei mutui subprime nel nostro continente, il sistema spagnolo è vacillato e ha fatto ripiombare il paese nel girone B dell’Unione europea insieme ad Irlanda, Portogallo, Ungheria, Grecia ed in parte Italia. Oggi nel paese la percentuale di disoccupati è al 22% circa ed il dato raggiunge il 50% se si considerano gli under 30.

Quali sono le ragioni alla base della crisi spagnola?

Le ragioni si possono sintetizzare in tre punti principali

–        scoppio della bolla immobiliare

–        fragilità del sistema bancario

–        eccessivo peso del turismo senza presenza di un forte apparato industriale

 

Gli spagnoli, a partire dai primi anni ’80, hanno iniziato a puntare sull’immobiliare sia residenziale che turistico. Nel paese si credeva molto nella carta del turismo e gli enti locali hanno dato numerosi permessi di costruire su tutta la costa, da nord a sud, per creare grandi complessi residenziali per accogliere i turisti dal Nord Europa in cerca di sole e clima mediterraneo. L’eccessiva speculazione nel settore immobiliare e lo scoppio della bolla hanno causato una drastica diminuzione del valore degli immobili e, complice la crisi del 2008, molti immobili realizzati sono rimasti invenduti con il conseguente fallimento delle società collegate.

La crisi dei mutui subprime, inoltre, ha colpito anche altre zone d’Europa comportando la  diminuzione di flussi turistici nel paese, che ha visto di colpo ridursi la sua principale fonte di reddito della sua economia, già in parte ridimensionata dopo il passaggio all’euro che avevo reso il paese meno conveniente con la moneta unica agli occhi dei turisti del nord Europa.

La crisi del sistema ha colpito duramente anche il settore bancario, già fragile ed indebitato che in questi mesi sta cercando con difficoltà di reggere all’impatto della crisi in corso.

Il grande errore della Spagna è stato quello di focalizzare la sua economia esclusivamente sull’immobiliare e sul turismo, senza investire in maniera più sensibile in ricerca, sviluppo e tecnologia; non si è dotata di un apparato industriale (non mi riferisco solo a grandi gruppi industriali, ma anche a piccole medie aziende) che le avrebbe potuto consentire una maggiore diversificazione e di reggere in maniera più solida l’impatto della crisi.

L’Italia, a differenza della Spagna, seppur con le sue forti lacune, si è dotata nel tempo di un sistema economico più strutturato e differenziato.

L’augurio è che in questi giorni si decida, Germania permettendo, per l’allargamento del fondo salva-stati (sia Esm che EFSF) ad almeno 900 miliardi di Euro per consentire il salvataggio di un paese allo stremo che potrebbe, viste le sue dimensioni, causare un effetto dominio più impattante rispetto alla Grecia, e che potrebbe coinvolgere in breve tempo i due paesi più prossimi Italia e Francia.

 

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