GLI ALTRI LITIGANO MA LA CHIESA DI TARANTO E’ VICINA AI LAVORATORI

Alfonso D’Alessio

Posti di fronte la scelta di lavorare o tutelare la salute cosa faremmo? Messa così sembra una domanda sciocca ed in fondo lo è. Ma quando la realtà supera la fantasia ecco che ciò che sembra sciocco può diventare attuale. E’ il caso dei lavoratori dell’ILVA di Taranto, polo siderurgico importantissimo, i quali si sono trovati di fronte al fatto che per difendere il posto debbono accettare di lavorare rischiando la salute. Eppure non è il lavoro quella realtà ordinata e finalizzata alla realizzazione dell’uomo? Per la Dottrina Sociale della Chiesa non c’è dubbio. Lo sa benissimo la chiesa di Taranto che in tutte le sue componenti e con a capo l’Arcivescovo Filippo Santoro, si è subito schierata dalla parte dei lavoratori. “Sono fiducioso e continuo a pregare lo Spirito Santo perché guidi tutti coloro che hanno responsabilità per tutelare le famiglie dei nostri operai e per evitare quella tanto scongiurata disoccupazione di massa. Alle famiglie degli operai, che vedono a rischio il loro lavoro, rinnovo la mia personale vicinanza in questo momento di incertezza”. Queste le parole del presule tarantino che però non dimentica che “è il momento dell’amore per la nostra terra, ma attuato nella verità, perché la verità è che la salute dei tarantini non deve essere più minacciata”. Ecco dove la matassa si aggroviglia ancora di più. Non è facile districarsi tra il diritto alla salute e quello al lavoro. Dovrebbero coesistere, e dunque una domanda sorge spontanea: fino ad ora nessun magistrato era mai transitato sulla statale attigua allo stabilimento? E i pm assegnati a Taranto possibile che scambiassero i fumi delle ciminiere con il cappello dell’Etna? Mah! Forse nulla capita per caso, infondo ci si sta avvicinando alla vendita dei “gioielli” italiani, e se sfasciati, costano meno. Ma l’idea che tocca ammirare chi pur sapendo di rischiare grosso, lotta per continuare a lavorare e cercare di assicurare un futuro alla moglie e ai figli,  fa accapponare la pelle. E allora cosa fare? Sovvertire l’andazzo delle cose, cioè restituire il mercato all’uomo e non il contrario imprigionando la persona sempre più nelle logiche della finanza. Sebbene preso dalla preoccupazione, assicurando vicinanza alle famiglie degli operai dell’ILVA, Benedetto XVI con le sue parole traccia anche questa volta la strada per uscire dal tunnel “esorto tutti al senso di responsabilità e incoraggio le Istituzioni nazionali e locali a compiere ogni sforzo per giungere ad una equa soluzione della questione, che tuteli sia il diritto alla salute, sia il diritto al lavoro, soprattutto in questi tempi di crisi economica”. Saggezza che dovrebbe essere patrimonio di tutti e che invita a spendersi per il bene di tutti.

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