UN GRANDE TEDESCO

 

di Michele Ingenito

 Dunque il Papa ha deciso di dimettersi. Notizia sconvolgente nel mondo del potere in cui la parola dimissione la sottoscrive solo la morte. Sconcerto e apprezzamento insieme nel riflesso della precedente osservazione. Il potere di Santa Romana Chiesa supera, infatti, e di gran lunga, quello di tanti governi del mondo messi insieme. Riflettiamo un po’ sulle motivazioni ufficiali di siffatta decisione di Papa Ratzinger. Le ha indicate il diretto interessato. Stanchezza fisica e energie insufficienti per fronteggiare adeguatamente altri tipi di problemi legati al suo ministero. Che la Chiesa di Roma sia da tempi consistenti in crisi è cosa nota.  I punti di forza della spiritualità, tradizionalmente concentrati nella città di Pietro e dintorni (Italia) e nei vicini e non vicini paesi occidentali, hanno perso consistenza con il progredire materiale di quelle società, con la crescita del benessere, con il conseguente distacco dai valori tradizionali fronteggiati e sfidati da consumismo e materialità. Il seme della discordia e di certo parassitismo del benessere legato al soddisfacimento effimero e volgare della carne ha eroso perfino qualche monumento della cristianità, così come rappresentata in alcune sedi opulente del mondo. Scandali noti e meno noti hanno certamente indebolito la fibra non troppo solida sul piano fisico, ma certamente possente su quello etico, culturale e spirituale, di questo autorevole e nobile esponente di Cristo in terra. La lucidità di percepire l’impossibilità di fronteggiare la crisi ad ampio raggio del proprio ‘regno’ lo ha costretto a cedere. E, cedendo, a rilanciare la speranza. Che, dopo di lui, venga qualcuno in grado di riprendere le redini dall’alto di una condizione fisica adeguata, per riportare ordine e obbedienza ben oltre i limiti violati della fede.  La grandezza della decisione papale è stata ispirata dalla sua imparagonabile levatura culturale e dalla conseguente altissima onestà intellettuale. I veri, grandi valori per l’uomo nel mondo.  Era inevitabile che questo grande tedesco, prima che Papa, desse ascolto a tutto ciò. Nell’interesse del corpo certamente, dell’animo ancor più, ma della Chiesa di Roma e della sua universalità soprattutto. Non sono le sue dimissioni a stupire. Piuttosto quelle non registrate di tanti uomini di diverso potere decisi a resistere “finché morte non li divida”.

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