BRAVO ENZO (BOCCIA)!

di Michele Ingenito

“E così, con un atto di politica, ho inaugurato il mio regno e ho sicura speranza di riuscire a lieto fine.” Mi sono d’istinto sovvenute alla mente queste parole del più celebre drammaturgo inglese di tutti i tempi quando, venerdì sera, scorazzando in tarda serata da un canale all’altro, è comparso al TG2 un viso a me noto. Il servizio giornalistico era appena cominciato.

Dinanzi ad un proscenio torinese di tutto rispetto, vertici politico-istituzionali e industriali nazionali ascoltavano con estrema attenzione il presidente della Piccola e Media Industria Italiana, il salernitano Vincenzo Boccia.

E bravo Enzo, mi sono detto, ce l’hai fatta! Anzi, quasi!! E sai cosa intendo!!!

Perché, come il Petruccio della shakespeariana Bisbetica domata, ho avvertito la netta sensazione che il mio ‘vecchio’ e tenace allievo della mitica Aula 1 di Economia e Commercio traduceva intimamente, dietro le parole per me complesse del suo dire, una convinzione ed una certezza:

«Riuscirò, ne sono certo, a portare a lieto fine la mia tappa finale».

Battute a parte, quando ti accorgi che uno dei tuoi tanti ‘vecchi’ allievi sale la scala dura, ma ricca di successo della vita, scatta l’umano orgoglio ed insieme il compiacimento di avere, forse, contribuito, sia pure in minima parte, al raggiungimento di quel traguardo. Attraverso principî ben precisi, innanzitutto, applicati con la perseverante volontà di chi ha l’obbligo istituzionale di agire nell’interesse dei suoi giovani interlocutori, per quanto severamente.

Enzo se l’è vista dura a suo tempo, ma non ha mai mollato la presa. Ha capito, e non poteva non farlo, che non c’erano alternative, che quel qualcosa che doveva apprendere era fondamentale per il suo futuro. E, quindi, andava inseguito e perseguito.

Accettò giocoforza la sfida e ci si mise d’impegno. Mi colpì la sua volontà di non demordere, ‘assillandomi’ benevolmente con la simpatia naturale che gli appartiene, lavorando ed applicandosi, magari con qualche comprensibile sbuffo di tanto in tanto, ma ‘subendo’ con senso di responsabilità i ritmi formativi per lui fondamentali; ritmi di cui non poteva non avvalersi, nella prospettiva di un futuro che, già all’epoca, si annunciava carico di responsabilità aziendali paterne.

Le prime battaglie della vita sono quelle che formano di più il carattere. Perché più dure, ma proprio per questo in grado di renderlo deciso attraverso la tenacia nel sacrificio.

La storia delle “Arti Grafiche Boccia” di Salerno rievoca alla mente quella di certa classe operaia inglese dell’Ottocento. La narrativa dell’epoca annovera esempi infiniti. Mary Barton, ad esempio, storico romanzo  di Elizabeth Cleghorn Gaskell. Provate a leggerlo e scoprirete i personaggi di ieri attraverso quelli di oggi. Quel John Barton divenuto prima cartista, poi comunista, considerati all’epoca barbari e visionari dalla classe borghese dominante. Tanti alter ego di quelli di oggi, che molto devono a loro e alla loro storia.

Enzo ha, poi, dato la svolta all’azienda, in senso moderno ed internazionale, facendo tesoro delle proprie capacità e della propria formazione, guardando lontano, curando ed accompagnandosi alle esperienze degli altri del settore che contavano e contano (Emma Marcegaglia su tutti), viaggiando ed imparando nell’interesse dell’azienda.

Quando ha parlato davanti ad una sala piena, si è percepito un momento di particolare commozione nelle sue parole. Questioni di attimi, una frase nel contesto del suo discorso. L’emozione di dire a se stesso: «Ce l’ho fatta!».

Consapevole della propria consacrazione da parte di una platea di altissimo profilo, avrà forse pensato a quel ‘vecchio’ comunista di suo padre, alla sua famiglia, alla sua città. E, chissà, forse, anche alla sua vecchia Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Salerno, al Preside Nicola Postiglione e a tutti coloro che hanno contribuito al percorso formativo di uno dei più brillanti e tenaci studenti di quegli anni d’oro.

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