Cava: “frà Gigino” all’attacco … tra economia e minacce

Maddalena Mascolo

CAVA de’ TIRRENI – Ormai non lo ferma più nessuno, meglio sarebbe farlo “sindaco subito” altrimenti la città di Cava de’ Tirreni rischia l’isolamento commerciale dal contesto del tessuto provinciale e regionale. Non è una nostra fissa quello di volerlo “sindaco subito”, piuttosto una mera constatazione della situazione di fatto: il frate Luigi Perrone, al secolo “frà Gigino”, è l’uomo più conosciuto della città metelliana, forse il più amato anche se raccoglie l’odio di una cospicua schiera di oppositori. Come prevedibile è passato al contrattacco ed ha lanciato il suo “primo anatema”: “Pellegrini boicottate le attività commerciali cavesi. Per pensioni, alberghi o altro del genere, vedete nei comuni intorno, andate a nome nostro che vi tratteranno bene. Così non date fastidio alla città”. Parole che solo i Papi potevano e dovevano includere nelle loro “bolle” che colpivano con un’efficacia incredibile, meglio ancora degli editti reali. Che frà Gigino si sia montato la testa fino al punto di voler scimmiottare anche i Papi ? No, no n è arrivato a tanto, ma le sue parole (fonte Il Mattino) assumono la veste di un vero e proprio anatema in una piccola città di provincia abituata più agli agi di una Svizzera del Sud che alle furiose polemiche a cavallo tra il sacro e il profano. E’ vero, non c’è dubbio alcuno, che una manifestazione ben organizzata porta sempre dei benefici alla città in cui viene celebrata, ma è altrettanto vero che bisogna rispettare le regole scritte e codificate nell’interesse della stessa comunità. Solo se si riesce a conciliare queste due esigenze si può salutare il successo di un evento, poi non ha alcuna importanza se lo stesso sia religioso o laico. Da dentro il suo saio, probabilmente, frà Gigino avrà smarrito la sua antica e proverbiale seraficità e serenità che tanti buoni frutti ha portato a tutti i cittadini metelliani; deve rapidamente ritornare nel suo ruolo senza andare alla spasmodica ricerca di colpe da scaricare sempre e comunque sugli altri. Ha avuto un ruolo fondamentale nell’oneroso salvataggio del complesso del Santuario di San Francesco, ha portato in quel santuario migliaia e migliaia di fedeli (da Cava e dai paesi vicini), ha dato all’intera città il modo di risorgere dalle ceneri in cui era precipitata dopo gli sfarzi del miracolo economico, ora però deve ritrovare quella serenità per ritornare ai suoi impegni scrupolosamente religiosi (come il saio impone) e per continuare a dare alla città ed alla sua amministrazione civica suggerimenti e occasioni per la crescita complessiva sia dal punto di vista economico che religioso e sociale. Ha detto benissimo Luigi Trotta, presidente cittadino della Confcommercio, quando ha dichiarato che “La vicenda è stata gestita male soprattutto da padre Luigi il quale, come è solito fare, doveva organizzare il tutto con largo anticipo. Con il dialogo, la moderazione ed il confronto si poteva fare tutto. Ben venga il protocllo md’intesa tra le parti interessate per trovare soluzioni per il bene della città”. Il dialogo, la moderazione e il confronto, sono proprio questi gli elementi che sembrano essersi allontanati dallo spirito e dalla verve instancabile di “frà Gigino”; non può più assumere le vesti dell’uomo solo al comando anche perché il Santuario sicuramente non è suo; oltretutto lui come veste ha un saio, che è tutt’altra roba.

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