La politica del tortellino e … la boring conference

 

 

di Angela D’Alto

Italia. Anno domini 2019. Ottobre – Infuria il dibattito politico su temi di primaria importanza per il futuro del Paese, e forse per la tenuta stessa della democrazia. Non penserete mica che stiamo parlando del Surriscaldamento globale? Non esiste. Tutta una menata di quella ragazzina con le treccine, che ha dietro chissà chi. Spread, debito pubblico? Assolutamente: cose inventate dalle banche. Disoccupazione giovanile crescente? Ma è roba da centri sociali! Livello medio di istruzione minore rispetto agli altri paesi occidentali? Cose da professoroni! Per carità! Evasione fiscale? Ma figuriamoci se è questo il problema!

Nossignore. Nessuno di questi temi occupa i primi posti dell’agenda politica.

Cosa volete che siano tutte queste inezie, queste irrilevanti questioni, queste robe vecchie e poco interessanti, di fronte a un tema di vitale importanza, del quale la politica ‘che sta in mezzo alla gente’ discute in questi giorni?

Parliamo del tema del tortellino. Una questione dirimente, di cui si discute da giorni. In sintesi, per i pochi marziani che non se ne fossero occupati, la storia è questa: in occasione della festa di San Petronio a Bologna, il Forum delle famiglie  ha proposto di introdurre, oltre ai soliti tortellini farciti con carne di maiale, il cosiddetto ‘tortellino dell’accoglienza‘, con carne di pollo, per quelle persone di religione diversa che non mangiano maiale. Con l’approvazione del vescovo, dunque, l’organizzazione ha previsto che accanto ai quintali di tortellini tradizionali, fossero preparati pochi chili senza maiale, per chi non può mangiarne per diversi motivi.

Qualche sprovveduto potrebbe pensare  “e vabbè, chi se ne frega, ognuno mangi cosa vuole”. Invece no. Eresia! I tortellini vanno fatti solo con ripieno di maiale, e questo ripieno al pollo, come ha detto Salvini, strenuo difensore della Patria, è un attentato alle nostre tradizioni. Perché mica si tratta solo di un tortellino? Nooo. Secondo Salvini dietro il tortellino c’è tutta la nostra storia, ci sono le radici della nostra cristianità, che può essere preservata solo se si vieta di introdurre la satanica variante di tortellini al pollo. Un tema appassionante come pochi, che merita interminabili discussioni, che coinvolge politici, cardinali, lo chef Rubio, Giovanni Rana, la Cuccarini, Joe Bastianich, Noham Chomsky, Borghezio, il prete di Orio al Serio e Tina Cipollari.

E mentre l’Italia si lacera e si macera in questo dilemma esistenziale, i poteri forti, le banche, Mattarella e tutti i nemici del popolo, per distrarre l’opinione pubblica dal tortellino gate, cianciano di disoccupazione, di debito pubblico e di riscaldamento globale.

Ma i più furbi non ci cascano, e non si fanno distrarre dal dibattito in corso. Certo, ci sono altri argomenti altrettanto seri che, di tanto in tanto, infiammano gli animi: il tema delle merendine, quello della canzone da cantare ai congressi del PD, le bibite gassate, il crocifisso e la foto del Presidente della Repubblica nelle aule. Questioni alla base di ogni democrazia occidentale. Questioni affascinanti quanto la scissione dei Thegiornalisti, il ritorno di fiamma tra Albano e Romina, la biografia di Orietta Berti. Appassionanti quanto gli aforismi di Paulo Cohelo, quanto un comizio di Giovanardi, quanto una session di Raggaeton.

Mi viene da pensare a una geniale trovata di un signore di nome James Ward, che ogni anno organizza, con un inaspettato successo, la ‘boring conference’, ossia una conferenza dedicata alle cose più noiose. Ore a discutere di sacchetti, mattoni, imbottiture dei divani, imballaggio della carta igienica. Il segreto del successo?  La Boring Conference non è una conferenza in cui l’obiettivo è la noia pura e semplice ma “la celebrazione del banale, dell’ordinario, dell’ovvio e dell’ignorato, di cose considerate inutili ma che esaminate da vicino si dimostrano molto affascinanti”.

Ecco: il dibattito politico italiano sta candidandosi a diventare una ‘boring conference’ permanente. Una perenne, costante, quotidiana celebrazione dell’inutilità e del tedio.

Nel frattempo però, qualche barlume di speranza si scorge all’orizzonte, e almeno su un qualcosa si registra una convergenza trasversale, che unisce il Paese da  nord a sud, da destra a sinistra, dagli Appennini alle Ande: la carbonara si fa senza la panna. E che Iddio la preservi nei secoli.

 

2 thoughts on “La politica del tortellino e … la boring conference

  1. Ho scoperto per caso questo giornale, leggendo la lettera a Salvini della stessa autrice . Complimenti, dei pezzi mai banali e sempre molto intelligenti, con un po’ di ironia che non guasta mai. Bravi

  2. Un articolo garbato, ironico, piacevole, colto
    Grazie per averlo scritto: lo sto facendo girare tra tutti i miai amici e conoscenti
    Brava
    LS

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