Longobardia: la giustizia meridionale tra norma e prassi

Aldo Bianchini

SALERNO – Ritorna in libreria il giovane Tommaso Indelli (giovane ricercatore presso l’ateneo salernitano) con un’opera letteraria che continua a scavare nella “Longobardia” e in ciò che essa ha rappresentato per l’Italia meridionale e non solo.

Con il libro Il tramonto della Langobardia minor. Longobardi, Saraceni e Normanni nel Mezzogiorno (X-XI sec.)il prof. Indelli nel riportare alla luce, con termini tecnici appropriati e raffinati, “un segmento cronologico importante non solo per la storia del Mezzogiorno d’Italia, ma anche dell’Europa mediterranea in cui proprio in quei secoli cominciavano a manifestarsi i primi germi della rinascita che caratterizzò lo sviluppo del continente fino al XIV sec.”, riescì a far rivedere e rivivere tra le righe del suo prestigioso ed imponente lavoro di ricerca la lunga scia lasciata dall’umanità nel suo viaggio interminabile attraverso i millenni della storia.

Con l’opera appena licenziata “La giustizia nella Longobardia meridionale tra norma e prassi”, pref. di Claudio Azzara,  edit. Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo Spoleto 2020 – Centro Studi Longobardi Milano 2020, pp. 260) il nostro prof. Tommaso Indelli, a mio opinabile avviso, baipassa la storia ed entra nel cuore pulsante di quella che è stata l’esigenza primaria dell’umanità fin dalla notte dei tempi: la giustizia.

Prende spunto sicuramente dalla giustizia della Longobardia, ma la sviscera e l’analizza dettagliatamente fino a porla come paragone in positivo, ed anche per qualche aspetto in negativo, rispetto anche, se non soprattutto, alla giustizia che viviamo nella nostra era; senza voler fare alcun paragone con quelle che l’hanno preceduta almeno negli ultimi secoli dell’era moderna.

E’ già disponibile in libreria il nuovo libro di Tommaso Indelli, ricercatore di Storia Medievale presso l’Università degli Studi di Salerno. Il volume ricostruisce l’organizzazione del sistema giudiziario della Longobardia minore, cercando di individuare quali fossero, in concreto, non solo le modalità di amministrazione della giustizia, ma anche gli organi preposti a tale funzione, la loro struttura interna, l’esistenza di eventuali sfere di competenza – per materia e territorio – e, infine, l’eventuale gerarchia tra gli stessi. L’esame dei casi giudiziari riportati nel testo – frutto di un duro lavoro d’archivio -, dimostra come, nell’esperienza giuridica longobarda e, in generale, altomedievale, quel che contava, alla fine, era facere iustitiam, più che i mezzi particolari o i tecnicismi formali con cui l’obiettivo era conseguito. Pertanto, i “giudici” longobardi – principe in testa -, godevano di un largo margine di discrezionalità nella decisione dei singoli casi ed avevano a disposizione moltissimi strumenti di risoluzione delle controversie private e di repressione degli illeciti come la legge scritta – cioè l’Editto di re Rotari (636-652) -, la consuetudine, l’equità e la consuetudine, cioè la norma non scritta, ma applicata nella prassi sociale. Inoltre, i giudici facevano largo uso della convenientia, cioè della transazione giudiziale, con cui le parti arrivavano, con la mediazione dell’autorità giudiziaria, ad una soluzione concordata delle loro vertenze giuridiche.

Prof. Tommaso Indelli - docente universitario e scrittore

Benché la discrezionalità dei giudici longobardi risulti impensabile nell’odierno “stato di diritto” tuttavia, in un mondo come quello dell’Alto Medioevo, dominato dal particolarismo di poteri, dalla debolezza dello stato, dalla violenza dei “potenti”, dove tra le fonti normative non esisteva una rigida gerarchia e l’applicazione del diritto era influenzata da fattori contingenti di tempo, luogo, persino appartenenza sociale, forme diversificate di applicazione della giustizia risultavano pienamente comprensibili e normali e, pertanto, non possono essere concepite come “deviazioni” giuridiche, attraverso antistorici paragoni con l’attualità.

 

Tommaso Indelli (Salerno, 1977)

Assegnista di Ricerca in Storia Medievale presso l’Università degli Studi di Salerno, ha conseguito, a Pavia, il Dottorato di Ricerca in Diritto Romano e Cultura Giuridica Europea (XVIII ciclo). Si occupa, prevalentemente, di Storia del Mezzogiorno medievale, longobardo e normanno (VI-XII sec.).

 

 

 

 

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