SALERNO – IL PIANO DI RIENTRO E IL CALCOLO DELLE PROBABILITA’

 

 

da Alfonso Malangone

(Ali per la Città)

 

SALERNO – la probabilità di vincere al ‘Superenalotto’ è di una su 56milioni. Ci vuole una grande fortuna. A testa o croce, è di una su due. Ce ne vuole di meno. Poiché ogni evento ha la sua probabilità di riuscita positiva, in qualità di cittadini è giusto chiedersi quale sia quella attribuibile alle azioni del piano di rientro per il rimborso del Disavanzo di € 169,9milioni. Per chiarire: se è agevole ottenere l’aumento delle Entrate con i tributi, è molto più complicato realizzarlo con le azioni di recupero sulle cartelle evase, mentre appare davvero difficile pensare di ridurre le Spese agendo sull’organizzazione dell’Ente e sul personale, considerate le attuali condizioni dei servizi. Probabilità davvero minime, infine, possono riconoscersi all’obiettivo dei ricavi totali dalla vendita dei beni del Patrimonio alla luce dell’esito negativo delle ultime gare. Di fatto, il rischio di ripetuti insuccessi deve essere stato ben valutato durante le trattative, visto che il Governo ha imposto l’obbligo di aumentare i tributi ogni volta dovesse verificarsi una riduzione degli incassi rispetto agli obiettivi (fonte: contratto, art. 4/c). In sostanza, le tasche dei cittadini sono state messe a ‘garanzia’ del rientro e ad esse si potrà far ricorso in automatico dopo le verifiche semestrali dei risultati.  Questo potrebbe già essere deciso per l’anno 2022, appena chiuso, se il Disavanzo non dovesse aver registrato la riduzione dei previsti € 7,6milioni. Lo sapremo a breve, con il Consuntivo. In ogni caso, il ricorso ad interventi peggiorativi non sembra una probabilità, ma una certezza. E, quindi, se nel piano approvato è chiesto ai cittadini di partecipare per circa € 40,1milioni, tra aumenti IMU, Irpef, tariffe e nuove tasse, il contributo finale potrebbe essere ben maggiore. In particolare, sono due le previsioni che alimentano più forti dubbi: la riduzione delle spese generali del Comune, per € 31.625.592,00, salvo errore; l’alienazione dei beni del Patrimonio, per € € 77.018.558,91, senza errore.

Il raggiungimento del primo obiettivo è reso davvero arduo dalla difficoltà di armonizzare, nella situazione data, la struttura amministrativa dell’Ente con quella operativa e con la pianta organica del personale. Per realizzare le economie previste sarebbe necessario attuare un radicale riordino puntando su nuove modalità nell’offerta dei servizi, sull’innovazione tecnologica, sulla digitalizzazione e sull’utilizzo in circolarità delle informazioni per dare vita ad una Città Semplice, Intelligente, Sostenibile, Efficiente, Innovativa, più Civile, più Libera e più Democratica. Non ci vogliono investimenti, bastano le menti. Tra le singole poste, poi, ci sono € 5.925.592,00 da recuperare con il riesame delle partecipate che, ai sensi del Dlgs n. 175/2016, si intende ora accorpare nella Salerno Sistemi Holding, meno una (salvo errore). Epperò, il Dlgs n. 175 non dice questo. Dice che debbono essere alienate le partecipazioni in società non funzionali alle finalità istituzionali. E, questo, significa che se ne dovrebbero cedere almeno due, sempre salvo errore. In verità, un risultato concreto può essere solo l’effetto di un congruo recupero sulle elevatissime somme investite negli anni, forse anche corresponsabili dello squilibrio finanziario da risanare. La sola Holding, nel quinquennio 2017-2021, ha introitato complessivi € 24,7milioni, di cui € 10m. portati ad incremento del Capitale Netto, € 8m. spesi per l’attività e solo circa 7m. versati al Comune. Se si estende l’esame all’ultimo decennio, facendo salvo ogni errore di calcolo e riparto, l’incremento sarebbe addirittura pari a € 43,7milioni, di cui € 21m. ad incremento del Patrimonio, € 14m. spesi e € 9m. versati al Comune. In sostanza, in dieci anni e solo per la Holding, l’Ente avrebbe rinunziato ad un importo che corrisponde a circa il 25% del disavanzo di € 169,9milioni. Calcolando ‘a naso’ le risorse investite nelle altre partecipate, il totale delle somme ‘disperse’ potrebbe salire almeno a € 60/70milioni, il 40%, del disavanzo. Domanda: “quali utilità ha ricevuto la Comunità da questo giro di fondi”? Sarebbe giusto spiegarlo. Magari, è il caso di riparlarne.

Sulla possibilità di vendere beni per € 77,0milioni si possono esprimere fondate perplessità. Nel biennio 2023-2024 sono previsti incassi per € 9.650.969,62 e € 12.185.984,16, nel periodo 2025-2030 per € 52.077.955,20 e nei successivi, fino al 2044, per appena € 3.103.649,93. E’ stato già osservato, in un precedente commento, che l’elenco dei beni alienabili ‘subito’, deliberato nel Luglio 2022 da Giunta e Consiglio, comprende 63 cespiti per complessivi € 44.679.283,81 a prezzi di stima (fonte: Comune). Quindi, ne serviranno altri, di cui nulla si sa. Poiché non è pensabile che al Governo siano stati consegnati ‘numeri a caso’, fino ai centesimi decimali, senza un dettaglio, sarebbe giusto sapere di quali altre ricchezze ambientali, storiche e culturali sarà privata la Città, perché di queste si tratta, visto che altro non c’è. Peraltro: “quale diritto può consentire di tenere i cittadini all’oscuro delle scelte di gestione”? Se, già oggi, la Comunità intera è chiamata a fronteggiare una situazione finanziaria di cui era all’oscuro, e sulla quale era continuamente rassicurata, sarebbe davvero iniquo costringerla, domani, ad accettare decisioni gravi e dolorose. Le difficoltà nella quali essa vive non possono essere il ‘piede di porco’ utilizzabile da qualcuno per scassinare le casseforti del Centro Storico, del litorale e delle colline, che custodiscono i tesori di tutti, con l’esito di rendere i cittadini servili esponenti di una Comunità sottomessa agli interessi di qualche (pre)potente. Su questo non si può scherzare, anche perché solo conoscendo il programma delle vendite sì potrà valutare la concretezza di una previsione che ha una elevata probabilità di causare l’escussione della ‘garanzia’ popolare, costringendo tutti a mettere mano alla tasca.

C’è chi ha detto che il livello di intelligenza di un politico è provato dalla capacità di ‘farsi da parte’, per tempo, al fine di evitare di essere travolto dalle macerie da lui stesso causate. Il piano di rientro, così come costruito, ha tutti i requisiti per scatenare effetti infausti su una Città in condizioni già miserande, con alta probabilità di trasformarla in un cumulo di macerie economiche e sociali. Non è il caso di riportare le numerose pubbliche denunce, anche di semplici cittadini, per non infierire (fonti: varie). C’è solo da auspicare che quell’aforisma possa esprimere una verità. Detto in buona fede e con tutto il rispetto.

Alfonso Malangone – Ali per la Città – 22/02/2023

P.S.: il commento riporta dati e informazioni disponibili in rete. Si fa salvo ogni errore.

 

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