Canone alle tivvù locali

 

 

Da Antonio Cortese (docente – giornalista)

 

Se si parla spesso di “sovranismo” é anche a proposito di teledipendenze.

La piccola e parziale quota destinata da una tassa oramai superflua e ampiamente contestata potrebbe essere divisa parimenti a favore del servizio pubblico offerto dalle emittenti del territorio a prossimità di frequenza.

 

Da bimbo, cambiando le reti giocavo e fantasticavo paragonando Telecolore a rai1, Tvoggi alla 2 e Telereporter al terzo canale. Poi la teledipendenza é saltata direttamente agli smartphone ma la paralisi dello scenario televisivo rimane constatando ancora adesso che l’evoluzione dei mercati e dei costumi non evolve e la tivvù in casa aumenta gli strati di una polvere del tempo che corrompe ancor di più luoghi e i personaggi che riprende.

 

Come già nel mio articolo precedente ho cercato di spiegare che la stasi improduttiva nelle reti nazionali dipende dall’inerzia di format e spettacoli superati altrove già da almeno quaranta anni, continuo con piccoli dettagli dalla mia esperienza a far notare, potendo, che le soluzioni proposte da sistemi falliti anche se non in apparenza patinata e non solo per forza di carenze economiche, non possono certo apportare cambiamenti positivi specie se anestetizzati e disinnescati da sé stessi ed in relazione ad utenze sopite e non distolte dal mascheramento illusorio e paralizzante. Non si dorme a lungo sugli allori.

 

In Italia ogni decennio ha seguito un determinato stile radiotelevisivo; come mai non si cambia dai primi anni novanta ad oggi? Come le statue di sale molti attori del teatro televisivo, protagonisti e spettatori al contempo, in dimenticanza dell’ingiustificata mole pubblicitaria martellata dalle reti pubbliche infatti propongono “almeno” l’eliminazione della tassa in questione invece di optare per soluzioni di sviluppo, per la concorrenza, la competizione l’aumento delle professioni e degli addetti ai lavori nel settore della comunicazione.

 

Offrire la possibilità di scelta di poter destinare contributi privati e non legati ad utenze elettriche o risorse altre, per consentire davvero la presenza di voci democratiche in un paese che annovera più stazioni radiotelevisive di altri continenti presi interamente, permetterebbe il logico e consequenziale sviluppo di una società la cui politica non deve più dipendere da due o tre salotti bigotti e retrogradi condotti da personaggi fermi a mentalità e ritmi di vita oltremodo superati ovunque da decenni e decenni.

 

 

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