da Nunzio La Rocca
Tabellino di gara
Reti: 38’ st Meola (SAV), 47’ st Lescano (SAL).
Salernitana: Galeotti; Llano, Celiento, Heinz (22’ st Capuano), Anastasio (1’ st Cardoni); Achik (12’ st Longobardi), Tascone (37’ st Bevilacqua), Vitale (22’ st Gyabuaa), Villa; D’Ursi, Lescano. All. Vito Di Bari A disposizione: Cevers, Zoia, Boncori, Djibril, Del Pin, Pieraccini.
Savoia: Leonardo; Noce, D’Amore, Portanova; Polizzi, Tumbarello, Alfieri, Martina; Meola; Nepi (20’ st Scotti), Riccardi (27’ st Yeboah). All. Alessandro Formisano A disposizione: Bethers, Albanese, Patrignani, Zoboletti, Fiasco, Gemello, Mormile, Kalynovich.
Arbitro: Gabriele Restaldo di Ivrea.
Assistenti: Bruno Galigani (sez. Sondrio) – Andrea Mastrosimone (sez. Rimini).
IV Ufficiale: Domenico Mirabella (sez. Napoli).
Fvs: Luigi Ferraro (Frattamaggiore).
Ammoniti: Anastasio, Gyabuaa (SAL), D’Amore (SAV).
Angoli: 6-4
Recupero: 2’ pt, 6’ st.
Un Savoia scoppiettante ed una Salernitana colpevolmente assente. Finisce qui la cronaca della partita per la compagine granata, che di rigore raggiunge un immeritato pareggio. Ai punti sarebbero al tappeto. L’arrivo del nuovo allenatore non poteva garantire il miracolo ma almeno un rigurgito di orgoglio personale da parte di questi undici mercenari di basso profilo era atteso da tutti. Al termine della gara, memori della figuraccia di Picerno si sono avviati con fare mesto verso la curva Sud Siberiano da dove i fischi partivano già abbondanti. Bene avrebbero fatto a deporre la maglia ed uscire dal campo. All’uscita dallo stadio, ai microfoni del solito Antonio Esposito, l’amica anglofona di uno dei pochi spettatori sponda Salerno presenti, con negli occhi la Premier Ligue, ha espresso un giudizio chiaro ed inequivocabile che di seguito riporto: is this soccer ?? no this is RUBBISH. Espressione sicuramente inelegante ma che ben rappresenta la bassezza dei patetici attori di queste domenicali rappresentazioni. Gli altisonanti dirigenti di questa società fantasma non hanno avuto il coraggio di metterci la faccia ed hanno “lanciato” in sala stampa quel Di Bari che, in carica da 48 ore, non poteva nemmeno essere considerato una vittima sacrificale e che, gioco forza, ha ringraziato la buona sorte per il punto recuperato salvando il solo Heinz, al rientro dopo essere stato ai box per l’infortunio patito. Dopo lo sfogo in terra lucana e l’esonero di Serse Cosmi, sarebbe dignitoso per il Direttore Sportivo una lettera di dimissioni e di scuse all’intera città per gli orrori commessi nel corso della costruzione di questa commedia, per aver smantellato una squadra che, per un attimo, ci aveva illusi negli scorsi play off e che necessitava di pochi innesti per un campionato di prim’ordine. Ma tant’è, la “scemituggine” colpisce solo i giocatori e mai i vertici aziendali. Vorrei spendere alcune parole per quell’amministratore delegato e ben pagato che è salito in cattedra pochi giorni fa indicando chi deve fare cosa, chi altro e come ognuno debba rispettare i ruoli. Vorrei che mi spiegasse in chiave accademico aziendale le lacrime del solito tifoso ultra sessantenne che nel 1980, a titolo gratuito, faceva il magazziniere della Salernitana, ci spieghi il titolato accademico in che modo la sua azione ha rispettato la dignità di questa persona e di tanti salernitani che dal 1919 non hanno mai fatto mancare il loro supporto alla squadra ed alle società che l’hanno rappresentata e ci illustri il suo ruolo in questa vicenda perché ai più non è chiaro. Ci troviamo di fronte ad un tracollo societario che avrebbe causato il defenestramento o la decapitazione dei vertici aziendali per un rinnovo ed un rilancio del brand che attualmente naviga nei bassifondi più oscuri, grazie ad una proprietà che non ha saputo o non ha voluto gestire un gruppo di persone fatte salire a bordo di un carrozzone lanciato in discesa senza i freni e senza conducente. La misura è colma e la gestione Iervolino è arrivata al capolinea. È ora di porre la parola fine a questo rapporto altamente tossico per una comunità che non ha mai deposto le armi e non si è mai sfilata la maglia perché “La maglia è nostra, è la nostra vita” e non è mai stata in vendita.