VALLO DI DIANO, CRESCE IL RISCHIO IDRAULICO. CURCIO SCRIVE AI SINDACI: “SERVE UNA STRATEGIA COMUNE, OGNI ENTE È CHIAMATO AD AGIRE”

da Uff. Stampa

“È in corso un allarmante e progressivo aumento della vulnerabilità idraulica del nostro territorio comprensoriale. Negli ultimi anni la frequenza e l’intensità dei fenomeni di piena, i rigurgiti della rete idrografica, gli allagamenti localizzati e i ruscellamenti incanalati, accompagnati da colate detritiche e fangose, hanno subito un’impennata preoccupante”. È questo uno dei passaggi più significativi della lettera che il presidente del Consorzio di Bonifica Integrale Vallo di Diano e Tanagro, Beniamino Curcio, ha inviato ai sindaci del Vallo di Diano, richiamando l’attenzione delle amministrazioni comunali sul progressivo aumento della vulnerabilità idraulica del territorio e sulla necessità di costruire una strategia istituzionale condivisa per affrontare le nuove criticità. Una comunicazione che parte da una constatazione: i fenomeni di piena e gli allagamenti stanno diventando sempre più frequenti e intensi, mentre le trasformazioni del territorio, i cambiamenti climatici e la frammentazione delle competenze rendono sempre più complessa la gestione del rischio.

Un territorio sempre più vulnerabile
Nella lettera, Curcio evidenzia come il Vallo di Diano presenti una fragilità idraulica intrinseca, legata alla sua conformazione geologica e orografica, che negli ultimi decenni è stata aggravata dalle trasformazioni prodotte dall’uomo. Lo sviluppo delle aree urbanizzate, la realizzazione di infrastrutture e le modifiche apportate al reticolo idrografico negli ultimi 60-70 anni hanno progressivamente ridotto la capacità naturale del suolo di assorbire le precipitazioni e di regolare il deflusso delle acque. A questa situazione si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici, con precipitazioni sempre più intense e improvvise, concentrate in intervalli di tempo brevissimi. Eventi meteorologici che possono saturare rapidamente le reti di drenaggio e il reticolo idraulico minore, trasformando strade in veri e propri corsi d’acqua e provocando piene improvvise.
Le conseguenze riguardano direttamente la sicurezza delle persone, delle abitazioni, delle infrastrutture e delle attività economiche e produttive del territorio. Il presidente del Consorzio sottolinea inoltre che molte opere idrauliche, dai canali di bonifica agli argini e alle reti di drenaggio urbano, sono state progettate sulla base di condizioni climatiche e parametri che oggi risultano superati. L’aumento dell’intensità delle precipitazioni e la riduzione dei tempi di ritorno degli eventi estremi rendono queste infrastrutture sempre meno adeguate a fronteggiare i nuovi scenari.

Il paradosso delle competenze: l’acqua non conosce confini amministrativi
Uno degli aspetti più significativi sollevati da Curcio riguarda la frammentazione delle competenze istituzionali nella gestione del sistema idraulico. Il presidente richiama quello che definisce il “paradosso del confine idraulico”: quando si verifica un’esondazione, le responsabilità possono essere attribuite a enti diversi a seconda che il problema riguardi un fiume, un canale artificiale, un tombino ostruito o una rete di drenaggio urbano. Eppure, dal punto di vista idraulico, tutti questi elementi costituiscono un unico sistema interconnesso. La distinzione amministrativa delle competenze rischia così di produrre sovrapposizioni, vuoti operativi, ritardi negli interventi e difficoltà nell’individuazione delle responsabilità.
Una situazione che, secondo Curcio, finisce per indebolire sia le attività di prevenzione sia la programmazione delle opere strutturali e della manutenzione ordinaria. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità di risorse economiche, ma anche la necessità di superare una gestione frammentata del rischio idraulico, attraverso un coordinamento stabile tra tutti gli enti competenti.

Il ruolo del Consorzio e le criticità del sistema Calore-Tanagro
Nella comunicazione ai sindaci, il presidente ricorda che il Consorzio di Bonifica continua ad assicurare, nei limiti delle proprie competenze e delle risorse disponibili, il massimo impegno nella manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idraulica di propria competenza. Un’attività che negli ultimi tempi si è estesa anche al Fiume Calore-Tanagro, di competenza regionale, attraverso specifiche progettazioni e interventi realizzati grazie alla collaborazione e ai finanziamenti della Regione Campania e di SMA Campania. Tuttavia, il Consorzio evidenzia che la propria azione, da sola, non può compensare tutte le criticità presenti sul territorio.
Tra queste vengono richiamate le trasformazioni della rete idraulica minore nei contesti agricoli, con particolare riferimento ai fossi interpoderali e alle scoline, l’abbandono delle aree montane, la mancata gestione delle opere di presidio delle acque lungo le reti viarie e ferroviarie e le carenze che interessano i sistemi di drenaggio urbano. Problemi che dimostrano come la sicurezza idraulica non possa essere affidata all’intervento isolato di un singolo ente, ma richieda una visione complessiva dell’intero sistema idrografico del Vallo di Diano.

Curcio ai sindaci: “Passare dall’emergenza a una governance integrata”
È proprio da questa consapevolezza che nasce l’appello rivolto ai primi cittadini. “È necessario passare da una logica di pura emergenza a una governance integrata”, scrive Beniamino Curcio, richiamando anche gli indirizzi del Decreto Legislativo 152/2006. L’obiettivo è quello di attivare sinergie istituzionali stabili, capaci di programmare interventi coordinati di prevenzione e mitigazione del rischio idraulico, attraverso una pianificazione territoriale integrata e strategica.
Il presidente propone, in particolare, di avviare o intensificare percorsi di confronto e collaborazione tra il Consorzio e le amministrazioni comunali, finalizzati a individuare le aree maggiormente esposte al rischio e a definire le priorità di intervento. Tra le azioni indicate figurano anche il miglioramento della gestione delle emergenze, l’attivazione di canali di scambio informativo sulle situazioni di potenziale pericolo, la programmazione congiunta delle opere e la definizione di piani di manutenzione condivisi, sostenuti da forme di compartecipazione finanziaria. Un percorso che richiede, secondo Curcio, anche una chiara condivisione delle rispettive responsabilità istituzionali, per superare le difficoltà operative che troppo spesso emergono nei punti di confine tra le competenze dei diversi enti.

La proposta di un incontro operativo con tutti i sindaci
La lettera non si limita a evidenziare i problemi, ma contiene anche una concreta proposta di collaborazione istituzionale. Il Consorzio manifesta, infatti, la propria disponibilità a promuovere uno specifico incontro operativo con i sindaci del Vallo di Diano, per avviare un confronto sulle criticità idrauliche del territorio e individuare possibili iniziative comuni. L’obiettivo è quello di costruire un percorso che consenta di affrontare le emergenze con maggiore efficacia, ma soprattutto di prevenirle attraverso una programmazione condivisa degli interventi.
Il messaggio del presidente Beniamino Curcio è chiaro: di fronte a fenomeni meteorologici sempre più intensi e a un territorio che ha visto aumentare progressivamente la propria vulnerabilità, non è più sufficiente intervenire soltanto quando si verificano allagamenti o esondazioni. La sicurezza idraulica del Vallo di Diano richiede una responsabilità condivisa e un’azione coordinata di tutte le istituzioni che operano sul territorio. In buona sostanza Curcio chiede concretezza: “Di fronte a problemi seri di dissesto idrogeologico e disordine idraulico nessuno può tirarsi indietro. Ogni Ente è chiamato ad agire per quelle che sono le proprie competenze, soprattutto quando le emergenze rivestono carattere di protezione civile che, come noto, esigono che in prima fila ci siano i Sindaci e poi tutti gli altri soggetti del territorio”.

 

 

 

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