Da Angelo Andriuolo
Con un simpaticissimo doodle locale, Google ha ricordato la nascita dello scrittore giapponese Shinichi Hoshi, nato appunto il 6 settembre 1926 e morto il 30 dicembre 1997, autore di fantascienza molto radicato nella cultura pop giapponese ma praticamente sconosciuto al grande pubblico occidentale. Lo stano uccello raffigurato nel doodle è diventato con il tempo un vero e proprio “marchio di fabbrica” di questo particolarissimo autore, pur trattandosi di uno schizzo dallo stesso Hoshi scarabocchiato, nel 1965, all’atto di rilasciare un autografo ad un fans in un bar di Tokyo. Nelle intenzioni dell’autore esso rappresentava una gru, l’ uccello simbolo di longevità per i giapponesi.
Quasi coetaneo di Kobo Abe, cresciuto con la nonna materna, sorella del romanziere Ogai Mori, Hoshi comincia a lavorare nell’azienda farmaceutica di famiglia, ma quando questa fallisce, abbandona la professione e si dedica alla scrittura. Pubblica così il suo primo racconto, Sekisutora, nella neonata rivista Uchujin (“Polvere spaziale”), prima fanzine di fantascienza pubblicata in Giappone, fondata nel maggio del 1957 dallo scrittore e traduttore Takumi Shibano.
Questo primo racconto suscita notevole interesse, circostanza che lo spinge a proseguire sulla strada intrapresa. Diventa così il pioniere della fantascienza giapponese, ma soprattutto il maestro indiscusso delle short-short stories (racconto ultra-breve). Nella sua vita ne scriverà oltre 1.000 e tutte caratterizzate da lucida ironia, stile essenziale e finali a sorpresa.
I suoi racconti sono, infatti, il ritratto assolutamente fedele della personalità e del carattere dell’ autore. Pur essendo, infatti, una persona dai modi signorili e affabili, che portava con se un’aura carismatica capace di attrarre naturalmente le persone attorno, non dissimulava affatto la sia ironia pungente ed un certo distacco: il sottile cinismo e l’acutezza di cui era naturalmente dotato lo portavano a osservare la natura umana con distacco e disillusione. A questo va aggiunta la sua proverbiale meticolosità scientifica – certamente portato dei suoi studi essendo laureato in chimica agraria all’Università di Tokyo – che lo portava a mantenere un approccio logico- razionale nei suoi racconti, arrivando a rifiutare quasi del tutto la trasposizione televisiva o cinematografica dei suoi racconti per evitare che venissero alterati.
I suoi racconti trattano temi universali (robot, viaggi spaziali, futuri distopici, intelligenza artificiale e natura umana) usando l’ironia per costruire finali a sorpresa ed uno stile, come dicevo, essenziale e soprattutto leggero che punta tutto sull’idea centrale e sul paradosso logico o morale. Tanti i racconti degni di nota. Tra i questi ricordo soprattutto Bokko-chan, una splendida androide creata da un barista astuto per adescare clienti nel suo locale; la sua perfezione meccanica e il silenzio enigmatico portano a un finale beffardo, che è in realtà logica inevitabile conseguenza del fatto che Bokko-chan non possiede veri sentimenti né tantomeno una intelligenza complessa. Si limita a sorridere, a muoversi con grazia, a pronunciare brevi frasi di circostanza e a ripetere o assecondare ciò che dicono gli avventori. Eppure grazie al suo fascino silenzioso e misterioso, il bar si riempie continuamente di clienti affascinati e uno di essi si innamora perdutamente della bella androide, scambiando le sue risposte programmate per autentico amore. Ma un giorno, accecato dalla gelosia, il giovane decide di avvelenare il drink di Bokko e beve a sua volta per morire insieme a lei. Bokko-chan, imperturbabile, beve il bicchiere pieno di veleno rimanendo ovviamente del tutto immune. Ma il giovane muore sul colpo, mentre l’androide continua a sorridere e ad accogliere i nuovi clienti del tutto incosciente di quel che è successo.
A questo straordinario autore è intitolato un premio letterario nazionale, il Nikkei Hoshi Shinichi Literary Award, istituito nel 2013 e dedicato a opere di fantascienza e a storie basate su idee e creatività scientifica. Una delle caratteristiche del premio è il fatto che sono accettati anche testi scritti da software e intelligenze artificiali, oltre che da autori umani. Nel 2016 un romanzo generato in parte da un computer (The Day A Computer Writes A Novel) ha superato la prima selezione della giuria, che era del tutto ignara della circostanza. Gli organizzatori del concorso non avevano infatti rivelato alla giuria che 11 dei 1.450 romanzi proposti erano stati scritti da due squadre composte da un computer e una persona, così da non influenzarne la scelta. Nelle precedenti edizioni non erano state proposte opere nate dalla collaborazione tra autori umani e intelligenze artificiali