da Pietro Cusati(Giurista-Giornalista)
Il Centro di Giustizia Riparativa , vuole aiutare a ridurre il conflitto tra chi ha commesso un reato e chi lo ha subito. Il Comune di Napoli lo ha attivato presso la sede di vico Santa Margherita a Fonseca. Carmela Grimaldi è la referente dell’associazione Tarita che, insieme alla Fondazione Don Calabria, gestisce le attività del Centro in convenzione con il Comune di Napoli.Il Centro di Giustizia Riparativa è stato istituito in attuazione della Riforma Cartabia e offre percorsi di mediazione e dialogo tra vittime e autori di reato, con l’obiettivo di favorire la riparazione del danno e la responsabilizzazione delle persone coinvolte. La struttura prende in carico casi segnalati dall’Autorità giudiziaria, compresi quelli che coinvolgono minori, avvalendosi di mediatori esperti e operando in collaborazione con enti del Terzo Settore. L’obiettivo principale è la gestione dei conflitti derivanti dal reato, andando oltre la sola dimensione punitiva e promuovendo un approccio fondato sull’ascolto, sul dialogo e sull’incontro tra le parti. Si tratta di uno dei primi Centri realizzati in Italia per offrire un contributo significativo alla risoluzione negoziata delle situazioni,soprattutto quando sono coinvolti minorenni. Il percorso di giustizia riparativa non è alternativo al procedimento penale, ma si affianca a esso e può essere intrapreso in qualsiasi fase, dalle indagini all’esecuzione della pena. Si tratta di un cambiamento culturale, perché significa creare uno spazio di ascolto, dialogo e confronto tra la vittima del reato e la persona indicata come autore, con l’obiettivo di ricomporre il conflitto generato dal fatto criminoso. È un percorso volontario, libero e gratuito, accompagnato da una figura terza, qualificata e imparziale, quale è il mediatore.Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli esprime profonda soddisfazione per l’inaugurazione del nuovo Centro per la Giustizia Riparativa promosso dal Comune di Napoli, struttura che dà concreta attuazione al modello delineato dalla Riforma Cartabia all’interno del Distretto partenopeo.L’avvio operativo del Centro segna l’introduzione di uno strumento complementare al processo penale, orientato al ricucimento dello strappo sociale causato dal reato e alla valorizzazione dell’ascolto della vittima e della responsabilizzazione dell’autore del fatto.«L’inaugurazione di questa struttura rappresenta un passaggio di straordinario valore civile e giuridico per la nostra comunità», ha dichiarato il Presidente del COA di Napoli, Avv. Carmine Foreste. «La giustizia riparativa non costituisce una scorciatoia o un’alternativa di comodo alla giurisdizione, bensì un’integrazione d’alto profilo costituzionale che punta alla ricomposizione della frattura sociale, richiamando direttamente il principio del reinserimento e della rieducazione sancito dall’articolo 27 della Costituzione.Nel nuovo assetto normativo, la figura del difensore assuma una funzione di garanzia imprescindibile. Spetta infatti all’Avvocatura il compito di orientare l’assistito nell’accesso ai programmi riparativi, vigilando sulla volontarietà dell’adesione, sul rispetto della riserva di riservatezza delle dichiarazioni rese nel percorso e sulla rigorosa tutela dei diritti dell’imputato e della persona offesa in ogni stato e grado del procedimento.«Come Avvocatura napoletana assicuriamo la massima disponibilità a collaborare con le istituzioni cittadine, la Magistratura e gli operatori del Centro», ha concluso il Presidente Foreste. «Il Consiglio promuoverà tempestivamente percorsi di formazione e aggiornamento dedicati al Foro, affinché Napoli si affermi come modello di innovazione giuridica, garanzia dei diritti e coesione sociale.»