il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

BOCCIA: tanto rumore per nulla ?

Aldo Bianchini

SALERNO – Una volta tanto sono costretto a dare ragione a Susanna Camusso (segretaria generale della CGIL) che in merito alla dichiarazione di investitura a presidente nazionale di Confindustria del giovane salernitano Vincenzo Boccia ha, senza remore, detto: “La relazione tra salario e produttività è una visione vecchia”. Io vado oltre e dico che mi aspettavo ben altro discorso da un giovane capitano d’industria che, oltretutto, venendo dal salernitano (e quindi dalla Campania) dovrebbe avere una profonda conoscenza del gap esistente tra occupazione, salario e produttività. Non solo, essendosi trovato oggi a capo di un’azienda che occupa i primi posti nazionali nel campo della tipografia ed avendo precisi ricordi di come la stessa azienda è nata ed è cresciuta (attraverso gli enormi sacrifici del padre Orazio che andava raccogliendo per la città tutto quello che c’era da stampare) sarebbe dovuto arrivare ai vertici nazionali di Confindustria con almeno un’idea geniale e risolutiva. Macchè !!, subito impegnato a recitare la solita litania che ho sentito da tutti gli imprenditori e da tutti i presidenti di Confindustria fin da bambino, e di tempo ne è passato da quando ero bambino. “Legare gli aumenti salariali alla produttività. E’ così che le parti sociali possono dare un contributo alla crescita”, queste le prime parole del discorso di Vincenzo Boccia. Per me che mi aspettavo di più, per me che ho da qualche tempo anche esaltato la figura di questo giovane imprenditore (che non conosco affatto) è stata una doccia fredda, una grande delusione. E c’era bisogno di diventare presidente di Confindustria per dire queste cose trite e ritrite ? mi sono chiesto prima di scrivere queste poche considerazioni. Probabilmente si, in questo Paese la retorica sovrasta anche quel “piccolissimo spirito di impresa” che comunque è presente in ogni imprenditore che esce alla scoperto dal suo piccolo “mondo antico”. Oggi con i ricordi del passato non si va più da nessuna parte, né si può continuare a vivere sugli sforzi e sui sacrifici compiuti da tutti coloro che hanno di recente avviato la piccola e media impresa e da tutti quelli che in un lontano passato hanno avviato la “grande industria” a cavallo tra il XIX e il XX secolo (la seconda rivoluzione industriale). E’ anche vero che non tutto quello che accade oggi è colpa dei “nuovi capitani d’industria” ma è innegabile che essi stanno da più tempo cavalcando gli errori, o meglio gli usi e i costumi, dei loro ascendenti che erano abituati, quasi assuefatti, a ricevere i grandi contributi dello Stato, sotto qualsiasi forma, che a più riprese hanno rimpinguato le magre casse delle aziende anche grazie ai sindacati che lottavano, invece, in favore della classe operaia e per un dignitoso aumento del loro salario. Si, proprio quei sindacati che oggi Confindustria cerca di disarcionare dal loro ruolo naturale anche per colpa della decadenza strutturale e operativa degli stessi sindacati. In questo Paese, purtroppo, nessuno si è saputo aggiornare per le branche di sua competenza e ammodernare soprattutto il concetto dei rispettivi ruoli; c’è una mescolanza di interessi, di prospettive, di mille concause che fa rabbrividire gli investitori straneri. Qualcuno obietterà che anche negli USA il governo centrale è dovuto intervenire massicciamente per salvare le banche; è vero, ma lì subito si è passati alla fase due con una storica rimodulazione del potere decentralizzandolo a tutti i livelli, dalle banche all’industria. Da noi, invece, si tende sempre di più verso la concentrazione del potere e non a caso La Stampa e La Repubblica hanno consorziato i propri interessi; ma in Italia ci sono esempi di pessima imprenditoria a cominciare dalla Fiat con la rottamazione, dalla De Benedetti con la vendita di tutte le scorte antiquate dei computer alla pubblica amministrazione all’epoca della prima ondata di trasformazione dal cartaceo in digitale (una sostanziale e storica vendita opportunistica), dalle imprese di Berlusconi che nel periodo craxiano hanno attinto fondi pubblici in maniera incredibile, per finire ai tanti incentivi che lo stesso Stato ha da sempre, e fino a qualche tempo fa, elargito a piene mani a tutti. Oggi tutto questo non c’è più, soldi non ce ne sono per nessuno (o quasi !!), ma c’è una confusione di ruoli mostruosa, la stampa deve fare la stampa, l’imprenditore deve fare l’imprenditore, il governo deve fare il governo, il sindacato deve fare il sindacato. Punto. Ecco perché oggi era necessaria una formula nuova, un’idea geniale che un giovane imprenditore come Boccia poteva e doveva portare in Confindustria, in caso contrario dovremo registrare la solita battaglia politico-imprenditoriale per la conquista del potere; una battaglia sulle ceneri del passato che ha il sapore del vecchio. Ovviamente è necessario dare a Vincenzo Boccia il tempo di smaltire tutta la sua emozione nell’aver assunto un incarico così importante che lo porterà a dialogare con gli industriali di tutto il mondo, una emozione dovuta anche alla presenza di suo padre Orazio, fieramente impettito in prima fila a poca distanza dal Presidente della Repubblica; una emozione che deve essere cancellata con un colpo di spugna, subito e senza tentennamenti. La nuova economy non aspetta e, soprattutto, non si commuove.

1 Commento

  1. Nel gioco delle bocce capita che il tiro alla … Boccia può dare esiti diversi dalle intenzioni del giocatore.
    C’è un “déjà vu” percepito nel discorso di insediamento del neo Presidente di Confindustria e oggetto di critiche,
    condivise – sia pure a malincuore – dal Direttore Bianchini?
    È un giudizio legittimo ma, a mio parere, opinabile, tenuto conto della fonte che lo origina, espressione di un mondo quasi sempre additato come poco disponibile ad accettare istanze innovative e incapace di confronti collaborativi e costruttivi con le controparti, come invece fanno le grandi organizzazioni tedesche o statunitensi, specie in gravi momenti di crisi economico-industriale.
    Ma, a quanto si sa, il dr. Boccia ha i numeri necessari per fronteggiare i problemi contingenti, ne conosce l’entità e le priorità. Il suo background formatosi in un ambito familiare coraggioso e intraprendente offre sufficienti garanzie per la gestione della complessa materia confindustriale. Emozione e filiale commozione evidenziate nel discorso in presenza delle massime autorità (e di suo padre) vanno ascritte a suo merito.
    Auguri dr. Boccia!!

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.