il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Don Livio: una vicenda giudiziaria surreale

 

da Avv. Giovanni Falci

 

Avv. Giovanni Falci

La vicenda che sta riguardando il prete pedofilo Don Livio Graziano pone dei seri interrogativi nel rapporto tra il cittadino e l’amministrazione della giustizia.

Il prete Livio Graziano è stato tratto in arresto per una serie di incredibili violenze sessuali perpetrate su di un ragazzino di 13 anni, affidato alla Comunità da lui diretta in Principato Ultra in provincia di Avellino.

I fatti raccontati dal ragazzino al padre sono di una violenza e squallore inenarrabili.

Il prete abusava di questo ragazzino praticamente tutti i giorni ed anche più volte durante lo stesso giorno.

L’indagine scaturita a seguito della denuncia e condotta con grande professionalità e sensibilità dai Carabinieri di Avellino, ha portato all’acquisizione di riscontri obiettivi dei fatti e ha determinato, su richiesta del Procuratore della Repubblica di Avellino, l’emissione della ordinanza cautelare in carcere per il pedofilo.

Oltre che di natura sessuale, i riscontri hanno riguardato anche aspetti di tipo patrimoniale (centinaia di migliaia di euro in contanti nascosti all’interno degli armadi).

Nel pc del porcellino sono state ritrovate migliaia di video e foto pedopornografiche che il sacerdote mostrava e imponeva di vedere al ragazzino appena adolescente.

Ovviamente, di fronte a un quadro indiziario così schiacciante, la misura del carcere è stata confermata dall’autorità giudiziaria che si è interessata del caso.

Senonché, questo depravato ha escogitato il sistema per uscire dal carcere: ha effettuato uno sciopero della fame che gli ha permesso di beneficiare degli arresti domiciliari, perché le condizioni di salute sono divenute incompatibili con il regime carcerario.

Cari signori detenuti, extracomunitari, tossicodipendenti, spacciatori, et simili (quelli che riempiono le carceri attualmente): sappiate che il metodo Livio Graziano vi condurrà alla libertà: non mangiate e tornerete a casa!

In realtà, questo prete si trova a casa perché non è stata seguita la procedura che la Corte Europea dei diritti dell’uomo e del cittadino (Corte EDU) ritiene legittima: l’alimentazione forzata.

Per l’Europa lo Stato non deve calarsi le brache di fronte ai comportamenti furbi di chi vuole sottrarsi alla esecuzione delle pene.

La più autorevole delle sentenze in questa materia (Corte EDU, sez. II, dec. 26 marzo 2013, Rappaz c. Svizzera) ha stabilito che è legittima per lo Stato procedere all’alimentazione forzata nei confronti del detenuto che voglia, attraverso lo sciopero della fame, sottrarsi alle leggi.

I requisiti per procedere all’alimentazione forzata sono i seguenti tre: accertata “necessità medica”; sussistenza di garanzie “procedurali” adeguate; modalità di esecuzione che non rendano il trattamento definibile come “tortura” ai sensi dell’art. 3 CEDU.

È chiaro che nel caso che ci occupa ci sarebbero stati tutti i requisiti per alimentare questo furbetto e non fargli guadagnare un beneficio che non gli spetta.

Don Livio Graziano è oggi tranquillamente a casa, affidato alle amorevoli cure di chi dovrà accudirlo.

È un brutto messaggio per l’intera opinione pubblica.

In un momento in cui si sente da più parti parlare di certezza della pena; in un momento in cui – anche per fini politici – si propaganda un rigore morale nell’applicazione della legge e nella repressione dei reati, Don Livio Graziano se ne sta comodamente a casa a vedere la televisione e, certamente, ad adescare qualche bambino in rete.

Mi rendo conto di essere abbastanza duro nel giudizio che sto esprimendo su questa vicenda, che mi vede difensore di questo ragazzino, ma proprio per aver visto dal vivo questo tredicenne atterrito da quello che gli era accaduto e, dopo aver visto il padre che con grande dignità ha affidato alla Giustizia questa triste vicenda dalla quale non ne uscirà mai più, un commento diverso sarebbe ipocrita e fuori luogo.

Si sente spesso, e a ragione, prendere le distanze da chi si fa giustizia da se medesimo.

Ma in questo caso, sentire il padre del bambino dire che si è pentito di non aver ucciso con le sue mani questo maiale, apre lo spunto a delle riflessioni.

La ragione, ovviamente, ripudia la violenza contro la violenza, la cosiddetta legge del taglione.

Ma l’impulso e l’inconscio giustificherebbero comportamenti irresponsabili e satisfattivi.

Bisogna credere nelle istituzioni; bisogna osservare la legge; bisogna rispettare le sentenze.

Sono tutte bellissime astrazioni che né il ragazzo in questione né il padre potranno comprendere capire per tutto quanto si è verificato.

Che senso ha denunciare sapendo che l’ordinamento punisce, anche con pene severe, gli autori di questi fatti ignobili e squallidi, se poi queste persone grazie a degli escamotage se ne stanno a casa tranquilli e senza rimorso.

In questa vicenda parliamo di un prete che non si è neanche pentito di quello che ha fatto.

Parliamo di un prete che non ha chiesto perdono alla sua vittima.

Ma che si è impegnato a non mangiare al solo fine di andarsene a casa.

Abbiamo appreso che la curia di appartenenza di Don Livio Graziano ha preso le distanze da tale persona.

Ma a casa del ragazzino non è arrivata neanche un minimo gesto di solidarietà e conforto da parte di chi lo dovrebbe fare per scelta religiosa.

È il caso quindi di finirla con questi stupidi e stucchevoli sermoni e talk show sulle violenze sulle donne, sui bambini, che restano una esercitazione teorica di morale ed etica.

Don Livio sta a casa nella indifferenza di tutti e di tutto, tranne che di chi non dimenticherà mai per tutta la sua vita i preservativi, i clisteri e gli unguenti che gli ha fatto conoscere questo maiale con l’abito talare.

Mi auguro di essere querelato al solo fine di dirgli queste cose in presenza davanti a un giudice, per essere giudicato per queste mie riflessioni.

 

 

Il Tribunale federale sottolinea tuttavia che per salvaguardare “la credibilità della giustizia penale” – la liberazione dei detenuti deve essere effettuata solo nei casi in cui sia “strictement impossible” impedire in altro modo conseguenze irreversibili sul loro stato di salute

 

2 Commenti

  1. Condivido pienamente il tuo pur moderato giudizio su questo indegno individuo,cara Direttore. Indegno come uomo e maggiormente come sacerdote . Ed in me ,agnostica, accresce la disistima verso il clero tutto,che, ormai dovrebbe conoscere l’altra faccia di alcuni dei suoi rappresentanti. Basta,dissociarsi o trasferirli in altra sede? Che il loro Dio, quello che vorrebbero rappresentare sulla terra, li illumini!!!

  2. Egr. Avv. Falci, le chiedo come si possono considerare i parenti del Don una volta appurato che fossero al corrente dei vizietti del congiunto? Soprattutto quando uno dei fratelli (il gemello) è un tenente colonnello dell’arma, l’altro fratello un ispettore di PS in pensione e la cognata un magistrato? Inoltre, questo tipo di comportamento è già stato perpetrato una 20ina di anni addietro e per tale motivo allontanato dalla Curia di Aversa? Non sono tutti colpevoli? Grazie.

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