Palestina: marcia per rivendicare i diritti sui territori negati

Maria Chiara Rizzo

“Il popolo chiede la fine dell’occupazione” è stato lo slogan gridato da migliaia di palestinesi  riunitisi in cortei per commemorare le vittime del “Giorno della Terra”, i sei dimostranti arabi rimasti uccisi il 30 marzo 1976 dalla polizia israeliana, nel tentativo di disperdere violente manifestazioni innescate dalla confisca di terre agricole in Galilea. Le manifestazioni si sono svolte in moli Paesi, inclusa l’Italia, dove arabi e stranieri si sono riuniti nel ricordo del tragico evento. La cosiddetta “Marcia su Gerusalemme”, organizzata in diverse città del mondo, ha avuto lo scopo di urlare i diritti dei palestinesi sui loro territori negati a tutta forza da Israele.

Per la ricorrenza Israele ha imposto la chiusura dei valichi di transito con la Cisgiordania e a Gerusalemme severe misure di sicurezza sono state adottate in prossimità della Spianata delle moschee. L’esercito israeliano ha anche rafforzato le proprie posizioni ai confini con il Libano, la Siria e la Giordania, dopo aver appreso che da quei Paesi sarebbero arrivati cortei di dimostranti, fra cui attivisti giunti dall’Iran. Misure di sicurezza sono state adottate anche in territorio israeliano e ai margini della Striscia di Gaza.

Anche i poliziotti di Hamas e dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) sono intervenuti per mantenere l’ordine e contenere la folla dei protestanti, molti dei quali sono riusciti ad aggirare i blocchi stradali imposti da Israele. A Gaza si sono registrati decine di feriti e un morto, vittime del fuoco aperto ad altezza d’uomo dai soldati israeliani.  Anche nelle città Cisgiordane ci sono stati scontri.

Migliaia di manifestanti, tra i quali  anche diversi cittadini europei e una delegazione di ebrei pacifisti, si sono riversati  in Giordania verso il confine con Israele. Alcuni cortei hanno sfilato in Egitto. In Libano i manifestanti – tra cui figurano moltissimi rifugiati palestinesi- si sono spinti alla frontiera  sud dove si sono temuti scontri con le forze dell’ordine dello stato ebraico. Secondo il movimento islamico, organizzatore della manifestazione,  avrebbero partecipato alla commemorazione  anche delegazioni da Siria, Iraq, Malaysia e India.

 

 

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