COOPERATIVE: nel processo contro Savastano e Zoccola … “le ultime parole famose” del pm Valenti ?

 

Aldo Bianchini

Da sinistra: Nino Savastano e Vittorio Zoccola

SALERNO – Nell’ultima udienza in ordine di tempo, tenutasi il 29 settembre scorso per il processo incardinato contro Fiorenzo Vittorio Zoccola (presidente Consorzio Cooperative Salerno) e Nino Savastano (consigliere regionale in carica) per la questione delle Coop/Sociali nell’ambito del cosiddetto “Sistema Salerno”, c’è stata una dichiarazione pubblica assolutamente tranciante nei confronti dei collegi difensivi (avv.ti Giovanni Annunziata, Agostino De Caro, Arianna Santacroce e Valentina Barone per Nino Savastano e Giuseppe Della Monica con Gaetano Manzi per Vittorio Zoccola) da parte del pm Guglielmo Valenti (che rappresenta in aula la pubblica accusa con la pm Elena Cosentino – anche se all’inizio delle indagini preliminari erano in quattro con Silvio Guarriello e Luigi Cannavale ) che ebbe a dire in aula pressappoco così: “Se il Tribunale dovesse accogliere le richieste della difesa vorrà significare che questo processo viene privato dei suoi cardini  fondanti”. Non sono le parole precise del PM, ne ho raccolto il senso, perché la sua dichiarazione è comunque agli atti del fascicolo processuale.

Perché siffatta dichiarazione ? Perché i collegi difensivi già da tempo, nella loro piena legittimità operativa, avevano depositato istanza tendente ad ottenere il riconoscimento della inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite (agli atti del famigerato RIT – registro intercettazioni telefoniche), secondo gli avvocati, in maniera non conforme alle vigenti leggi in materia a carico non solo di Nino Savastano e Vittorio Fiorenzo Zoccola ma anche del sindaco Enzo Napoli, e dei dirigenti Felice Marotta e Luca Caselli, ed infine dello stesso Vincenzo De Luca per il quale il Tribunale dovrà ancora sciogliere le riserve.

Mercoledì mattina, 6 ottobre 2022, il collegio giudicante contrariamente all’opposizione della pubblica accusa e smentendo una precedente parziale decisione dello stesso collegio ha sancito, dopo attento studio della vischiosa materia e un po’ alla Ponzio Pilato, che la quasi totalità delle intercettazioni è da ritenere inutilizzabile e che una piccola parte di esse (relative al Caselli) potrà essere tratta nel fascicolo processuale e successivamente giudicata.

Cosa significa tutto questo ? Significa che un’altra micidiale randellata si è abbattuta tra capo e noce di collo (direbbe qualcuno !!) sul lavoro portato avanti forse frettolosamente dagli investigatori incapaci di andare alla ricerca anche degli elementi a discarico come vuole la legge; un lavoro comunque avallato dai due PM ma anche dal GIP (Gerardina Romaniello) che hanno richiesto e deciso il rinvio a giudizio pensando di aver preso due piccioni (il governatore e gli altri) con una fava.

Il tutto dimostra ancora una volta l’insipienza e la faziosità con cui vengono condotte tante inchieste giudiziarie, soprattutto quelle con al centro personaggi politici di spicco; ed ecco il famoso “vulnus della giustizia” consistente nel fatto ormai storicamente acquisito che le risultanze delle indagini preliminari non corrispondono quasi mai alla realtà dei fatti da trascinare in aula per il pubblico dibattimento, unica sede in cui la prova può e deve essere formata.

E il pm Valenti ? Beh, dovrà farsene una ragione e piegarsela a libretto (come declamava Pappagone), sicuramente non abbandonerà il processo ma non gli rimane che la linea di una severa ramanzina nei confronti degli investigatori che probabilmente hanno sbagliato tutto, o quasi.

 

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