RANUCCI: i commenti più eclatanti !!

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Il “caso Ranucci” ormai dilaga e continuerà a dilagare a dismisure, fino a quando si arriverà alla cancellazione del nome di questo presunto giornalista d’inchiesta dai palinsesti della RAI (almeno da quelli) per una serie di problematiche.

Sigfrido Ranucci ha perso, anche se velatamente, l’appoggio incondizionato della sinistra e, come acqua bollente sulla ferita, a suo carico arrivano anche i commenti pesanti dei personaggi storici del giornalismo ed anche del mondo dell’informazione, nonché di semplici lettori.

Ecco qui di seguito una piccola carrellata:

GIOVANNI FASANELLA

Chi è: Dal 1975 al 1987 ha lavorato al quotidiano L’Unità, dapprima nella redazione di Torino – dove negli anni di piombo si è occupato di terrorismo – e poi nella sede romana, come resocontista parlamentare (dal 1984) e notista politico. Chiusa l’esperienza a L’Unità, nel gennaio 1988 è stato assunto a Panorama di cui è stato quirinalista e redattore parlamentare all’epoca della presidenza di Francesco Cossiga. Nel novembre 2013 si è dimesso dal settimanale di Mondadori e si è dedicato alla ricerca archivistica sulla storia dell’Italia dal Risorgimento alla caduta della cosiddetta Prima Repubblica. Secondo una fonte più recente, come giornalista d’inchiesta si occupa della “storia “invisibile” dell’Italia dal dopoguerra ad oggi” (fonte Wikipedia).

Cosa ha scritto: in risposta al suo lettore Giorgio Mele ha detto “Cefalù Bistrò, Italia IL COLPEVOLE

Giorgio Mele mi scrive:  «Salve Fasanella. Da lettore affezionato dei suoi libri mi aspettavo che prendesse posizione sul caso Ranucci-Lavitola. Sono molto curioso di conoscere la sua opinione, credo come tanti altri suoi lettori.» Gentile Giorgio,  in effetti ho ricevuto molti messaggi di amici e lettori che mi invitano a dichiarare il mio punto di vista. Ma che cosa vuole che le dica? Il nostro è un paese devastato da macchine del fango e macchine di influenza. Ora sembra che finalmente si sia trovato il colpevole: Sigfrido Ranucci. Ho già sentito troppi buoi dare del cornuto all’asino, come diceva il poeta, mi astengo.  E però, a parte il contesto dell’attentato al giornalista di Report, ancora tutto da chiarire, in questa storia c’è un altro aspetto che meriterebbe di essere studiato, dal punto di vista del costume: il microcosmo monteverdino del Cefalù Bistrò di pesce, con le sue frequentazioni altolocate e i suoi attovagliamenti trasversali. –  P.s. In ogni caso, per quel poco che so di lui per esperienza diretta, Ranucci ha dato prova di grande coraggio rompendo il silenzio Tv su caso Moro, archivi britannici e propaganda occulta dei Servizi di Sua Maestà. Lui e Andrea Purgatori, gli unici ad aver sfidato l’omertà televisiva.

 

CARLO FRECCERO

Il notissimo personaggio televisivo ha detto: “Sono veramente esterrefatto”. Carlo Freccero affonda il colpo nel caso Ranucci e nel rapporto tra Valter Lavitola e Report, puntando il dito contro il programma d’inchiesta di Rai 3. L’ex direttore di Rai 2, parlando con Dagospia, sostiene: “Se Lavitola è massone e ha rapporti con i poteri ‘forti’, ma diviene l’agenda del programma di inchiesta sul potere, significa che anche l’opposizione è gestita dal potere”.

Le parole di Freccero ruotano attorno a un concetto preciso: agenda. Non si tratta, secondo lui, di una semplice conoscenza o di un contatto occasionale, ma del sospetto che un uomo abituato a muoversi tra politica, informazione e ambienti influenti sia diventato un riferimento per la trasmissione che quei poteri dovrebbe analizzare.

Da qui nasce anche l’attenzione sugli incontri tra Lavitola, Sigfrido Ranucci e la redazione di Report. Stando a quanto riferito da alcuni giornalisti della trasmissione al Corriere della Sera, l’imprenditore sarebbe stato visto “almeno tre o quattro volte” in via Teulada, dentro la redazione o nei dintorni degli studi Rai. Una prima verifica degli accessi avrebbe però individuato un solo pass a suo nome, datato 2021. Altri controlli sono ancora in corso.

Resta quindi da capire quante volte Lavitola sia davvero entrato nella sede del servizio pubblico, chi abbia incontrato e per quali ragioni. Il nodo centrale non è solo l’esistenza di un rapporto personale con Ranucci, ma il ruolo effettivo dell’imprenditore: fonte, intermediario, consigliere informale o semplice conoscenza privata?

È su questo punto che si innesta l’accusa di Freccero. Se Lavitola avesse anche solo suggerito temi o piste di lavoro, si aprirebbe una contraddizione pesante: un programma nato per indagare il potere avrebbe affidato parte della propria direzione a un uomo descritto come vicino ai poteri forti.

Giorgio Mottola, firma di punta di Report, respinge però ogni ipotesi di influenza: “Lavitola non ha mai condizionato nessuna delle nostre inchieste. A Report i giornalisti lavorano in autonomia ai propri pezzi e Sigfrido ci ha sempre garantito massima libertà e indipendenza”.

La smentita difende il lavoro della redazione, ma lascia aperta la questione degli incontri avvenuti nella sede Rai o nelle sue vicinanze. A rendere tutto ancora più delicato ci sono poi le parole di Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai. Secondo la ricostruzione del Corriere, chi voleva risolvere una questione con Report si sarebbe rivolto a Lavitola chiedendogli di intervenire.

Resta allora una domanda semplice: perché qualcuno avrebbe dovuto considerare Lavitola un canale utile per arrivare alla trasmissione? Pura millanteria o un rapporto reale, noto e riconoscibile””.

 

PAOLO MIELI

Il grande giornalista e storico, nonché scrittore, ha detto: “”Beh diceva di aver visto Lavitola e mi pare parlasse del sondaggio di cui si parla oggi nei pezzi … Se fosse davvero Lavitola ad aver organizzato l’attentato contro Ranucci, sarebbe un attentato d’amore. Ma io non credo a questa ipotesi“. Sono le parole pronunciate da Paolo Mieli, che, ospite di In Onda (La7), ha offerto una testimonianza diretta e spiazzante sul caso Ranucci-Lavitola. Intervenendo nella puntata dell’8 luglio, Mieli ha raccontato di aver cenato con Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola insieme, proprio nei giorni immediatamente successivi all’attentato del 16 ottobre 2025 davanti alla casa del conduttore di Report. E ha rivelato: “Ho potuto vedere con mano che sono due amiconi che si fidano l’uno dell’altro, che sono amici da gran tempo“. Mieli conosce Ranucci da vent’anni, Lavitola da circa un anno. La cena, ha precisato, è avvenuta in un ristorante portato da un’amica comune. Da lì, osservando i due amici nelle settimane successive, ha ricostruito il quadro psicologico e politico che, a suo avviso, spiega gran parte della vicenda: “Andando avanti e rivedendoli in tappe successive ho capito una cosa: la politica è come l’eroina. Lavitola ha fatto politica con Craxi, poi con Berlusconi, è finito in prigione. Poi però torni sempre lì”. E qui entra il dettaglio più inedito: Lavitola si era messo in testa di fondare un partito e di lanciare un progetto politico con Ranucci come leader. Per preparare il terreno, l’imprenditore faceva sondaggi e commissionava questionari sulla popolarità del giornalistaUn documento di 21 domande, intitolato “Indagine potenziale elettorale”, testava proprio l’appeal di Ranucci come possibile candidato terzo del centrosinistra, capace di superare lo scontro Schlein-Conte. Lavitola aveva coinvolto nello studio anche altri giornalisti e, secondo quanto emerso, aveva mostrato a Ranucci alcuni risultati preliminari che lo davano in forte crescita. Mieli ha precisato: “Io non avevo capito che lui pensasse a Ranucci come leader“.
E ha aggiunto di non credere che Lavitola sia il mandante dell’attentato (“Non mi pare così fesso da prendere un cameriere, quattro disgraziati, fargli fare una cosa che è immediatamente rintracciabile. Mi sembra una cosa da film I soliti ignoti“). Ma, nell’ipotesi in cui lo fosse, secondo l’ex direttore del Corriere della Sera, la lettura cambia radicalmente, secondo l’ex direttore del Corriere della Sera. “Allora è un finto attentato. Io l’ho definito “un attentato d’amore” – ha sottolineato Mieli – organizzato per accrescere la fama di Ranucci e aiutarlo in questa impresa”.
Il giornalista ha anche anticipato le narrazioni più maliziose: “Poi vedrai che alcuni giornali diranno addirittura che Ranucci era d’accordo con Lavitola, che era una combine. Tant’è vero che l’attentato è per strage, ma ha fatto danni relativi a due macchine, non è certo un attentato come Piazza Fontana“.

A Voi lettori i commenti personali che potete esprimere anche scrivendo a questo giornale.

 

 

 

 

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