PIANA del SELE: un territorio clandestino

da avv. Salvatore Memoli (giornalista – scrittore)

 

Quando scrissi il libro Fuori dalla clandestinità pensai a descrivere uno spaccato tormentato di una condizione umana legata alle vicende di migliaia di uomini e donne costretti a vivere in clandestinità sul nostro territorio salernitano. La vicenda era legata alla scomparsa misteriosa di mia madre Enza Basso Memoli. Una dolorosa situazione di scomparsa-rapimento legata al mondo degli stranieri, di cui due di essi, in via di regolarizzazione, erano occupati in una nostra attività di famiglia. Il dolore per mia madre, per un’ assenza che ha cambiato la vita di noi familiari e di tanta gente, non mi impedì di descrivere uno spaccato di sentimenti autentici, raccontati insieme ad una lettura attenta, scrupolosa, a tratti spietata, sulle vicende degli immigrati clandestini, presenti nella Piana di Paestum. Le loro condizioni sono disumane, il loro sfruttamento, le reazioni viscerali di gelosie e invidie, di predominio di gruppi criminali su molte di queste persone, incluso il caporalato, il patronage nella ricerca di lavoro, nella garanzia sociale di una vita ad di sotto di qualsiasi livello di sopportazione, se la violenza e lo sfruttamento conoscono livelli accettabili di sopportazione . La piana del Sele in oltre 15 anni trascorsi ad interrogarci, denunciare, aiutare, cambiare mentalità, non è diversa da prima. La vicenda della morte di un bimbo, sbranato da due pitbull, ucciso in pochi minuti, al di là della dolorosa vicenda umana che ha scosso l’intera Italia, ha restituito, con le immagini delle televisioni e dell’informazione nazionale e locale, una realtà di degrado umano, sociale, territoriale, che ha riaperto ferite mai chiuse e posto domande profonde e laceranti sulla precarietà di un intero territorio che non riesce a fare passi avanti e costituisce l’humus di un’organizzazione sociale debole, violenta, indisciplinata, foriera di una ‘clandestinità’ di diritti e doveri, di un’assenza di controlli che possono contenere scelte di vita degradate.

Due cani di cui si sta parlando per altre vicende di presunta violenza, come l’uccisione del loro padre. Episodio su cui si sta accertando e che potrebbe dire tutto sull’assenza di condizioni di legalità, di vigilanza, di controllo su animali che hanno ucciso un indifeso bambino. Per i cani ci sono le responsabilità da accettare del loro proprietario ma certamente non si hanno ancora notizie certe sulla legalità della loro detenzione, sui controlli medici, sulla loro registrazione. Cani violenti per i quali si parla di libero accesso alla casa, senza museruola, non legati, una situazione che si ripete all’infinito e che ricorda anche quanto siano insicure queste zone, dove malviventi ogni notte ed ogni giorno compiono furti nelle abitazioni e rendono invivibile ed insicura la vita di tutti. Difendersi con la presenza di questi cani sembra una cosa ovvia ma i drammi che si possono registrare sono la leggerezza di un modo di vivere senza rispetto di regole.

Totò e Pablo sono i cani colpevoli di una tragedia insopportabile ma sono anche quelli che possono spaventare tanti ladri che minacciano l’incolumità di persone e cose, sottoposte al vandalismo e sull’aggressività sociale di un territorio che non risolve i suoi problemi di accoglienza di clandestini che tante volte rubano per vivere.

La città bene, sana, che s’indigna, che però non si ribella, assiste impassibile. Piange sinceramente per la morte Francesco Pio ma non ha capacità di dire la sua su una realtà di imbarbarimento che rende, col tempo, più cattiva la gente, rassegnata alle non soluzioni. La gente sana non conosce o fa finta di non conoscere che un intero territorio del salernitano è messo in ginocchio da una turbativa epocale di clandestinità, d’illegalità, d’impenetrabilità della trasparenza, che ogni sforzo di ammodernamento si perde nel vuoto. Nessuno pensa all’assenza del controllo delle forze di pubblica sicurezza ma certamente ciò che possono fare pochi carabinieri, la polizia privata, i pochi vigili urbani su un territorio complesso e disarticolato, dove abbonda prostituzione, spaccio di droga, malaffare, sfruttamento dei lavoratori, regolamenti di conto che si regolano con la sharia, è veramente poco, molto poco.

Se la gente si abitua al fai da te anche nella sicurezza, il dramma assume proporzioni e contorni sempre più allarmanti e scandalistici.

 

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